Categorie: altrecittà

From Exibart to Bucarest

di - 23 Aprile 2002

Gennaio 2002. Domenica notte. Parto da Trieste Centrale alle ore 1,30 (con due ore di ritardo) a bordo del treno “Venezia Express” diretto a Bucarest. Dopo 31 ore di viaggio, 33 fermate, 4 confini, arrivo a Bucuresti, Gara de Nord, alle ore 8.30
Scendo dal wagon-lit, ultima carrozza del treno. Neve e ghiaccio, temperatura: -8°. L’atrio della stazione a 200 metri. San Cristoforo m’assiste e trovo un passaggio su di un carretto, stipato tra le valigie.
Approdo a terra. Non la bacio ma l’annuso: la puzzolente stazione non è puzzolente. Un indigeno s’avvicina e mi propone ogni sorta di viaggio e mezzo di trasporto, ultima offerta un comodo posto su di un camion, diretto in Ungheria. All’ennesimo “no grazie”, se ne va.
Mi siedo, finalmente al caldo, in un bistrot a vetrate intitolato alla Pepsi, con vista sui binari. Sul tavolino un gigantesco boccale di birra che qualcuno non ha terminato di bere. Mi conferisce un’aria da robusto bevitore rumeno. Infatti, nessuno viene più ad offrirmi i suoi servigi. Tra gli avventori c’è uno che indossa un copricapo di astrakan grigio, mi ricorda qualcuno…
Esco per lasciare la sacca da viaggio al deposito bagagli e cambiare ben 10 dollari nella moneta locale, il Lei. Me ne danno solo 300.000. A quel punto, presa conoscenza del luogo, inizio la ricerca del cesso (sarà per le luminarie natalizie, ma mi sento un po’ re magio). Ne trovo l’insegna accanto al bistrot di cui prima: “WC” scritta blu su campo bianco, le figurine uomo e donna di colore rosso. Mi fermo, controllo la macchina fotografica, poi scendo la rampa di scale. In fondo, il banchettino con l’addetta al pedaggio. Pago 4000 lei ed accedo alla zona “barbati” (“uomini” arguisco).
L’ambiente butta sul moderno. Okkey. Mi dirigo verso la fila di toilettes, con finta naturalezza afferro la maniglia appiccicosa dell’ultima porta, tiro verso di me ed entro.
Complimenti. Avevo scelto proprio quella con la lampadina fulminata. Perciò, maledizione, avrei dovuto usare il flash. Quale il problema? Siccome la parte superiore del vano era scoperta, i bagliori riflessi sugli specchi posti sopra i lavabi avrebbero tradito la mia presenza, insospettito la clientela, obbligandomi a non facili spiegazioni: la Lift Gallery, Exibart, Biz, etc. etc.
Paranoia? Forse. Ma non mi perdo d’animo, e sotto l’occhio ciclopico del cesso alla turca, a mia volta spio l’esterno da un foro, aspettando non ci sia nessuno. Posso solo sperare che qualcuno, nelle altre toilettes, non alzi lo sguardo al soffitto, movenza di sollievo che a volte accompagna la p…….
Ma in quei casi, solitamente, gli occhi rimangono socchiusi (fisiologia meccanica dei bambolotti, quando reclinano la testa le palpebre si abbassano e viceversa).
Mi appoggio con la schiena alla parete sinistra, rivolgo l’obiettivo a quella destra, in realtà un tramezzo di finto legno, ed inquadro nel mirino l’oggetto del desiderio: appiccicata sotto un gancio appendiabiti, un po’ scollata, la decalcomania di un angioletto mentre suona il violino. Di quelle che si attaccano sui frigoriferi, o sui vetri durante le festività.
E’ innegabile che si tratti d’un intervento di natura estetica, spontaneo, a colori, ironico (quel violino …) Duchamp l’avrebbe dato per buono. Io pure. E così mi trovo, finalmente, davanti al “Grafico Colorato”. Alleluja!
Al momento propizio scatto alcune foto, già che ci sono anche allo sciacquone ed al cesso turco. Infine, sancisco l’evento con la dovuta (e promessa) p…….
Risalgo soddisfatto in superficie, preparandomi a trascorrere l’intera giornata in attesa delle 23.30, ora della ripartenza. Tranne un breve tour in taxi nel centro di Bucarest, nei luoghi della rivoluzione anti Ceausescu, rimango a girovagare nella stazione. Visito un altro WC (niente da rilevare), faccio le foto di rito: una con il garzone di bottega, un’altra all’insegna, per souvenir lo scontrino del pedaggio. Insomma, faccio il turista.
Bevo un cappuccino all’inesorabile McDonald’s. Pui Cancan (can can dei polli) lo slogan del fast food rumeno. Ho modo di vedere i cani randagi di Bucarest, il branco sta per mangiarsi a colazione il cagnolino di una viaggiatrice che, imprudente, è sui binari per il bisognino (il cagnolino). Fa appena in tempo a saltare in braccio alla padrona.
Un altro branco s’aggira, numeroso, nel terminal: i vigilantes della “Securitate-Bereta” (possibile motivo per cui non c’è ombra di pitture murali). Danno l’impressione di una cooperativa di giovani intraprendenti, simpatici, salvo poi assistere all’impietosa cacciata di un vecchio dalla sala d’aspetto perché sprovvisto di biglietto ferroviario.
Il viaggio di ritorno è altrettanto piacevole dell’andata. Divido la cabina con un signore di Chioggia (Ve), Sandro. Infiora la sua parlata con frequenti “va in figa de to mare”. Pure il treno, che tarda a ripartire, se ne becca uno.
E poi Laura, giovane avvocato di Bucarest, sta andando in Italia per un dottorato in giurisprudenza. Bella e molto orgogliosa del suo paese, nonché esperta di calcio. Il libro che sto leggendo è del suo autore preferito: Panait Istrati. Coincidenze ferroviarie.
Arrivo a Trieste due giorni dopo la partenza, alle 7.30 del mattino. Missione compiuta.

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link correlati:
www.liftgallery.it

pino rosati

[exibart]

Visualizza commenti

  • Scusa non conosco i termini della scommessa, ma sei andato a Bucarest solo per p.....? E ti pubblicano anche l' articolo?
    Buono a sapersi. La prossima volta che faccio un viaggio e lascerò un mio ricordino scrivo un articolo. delle foto mi piace solo quella di quei poveri cani.

  • Dai commenti in calce all'articolo correlato "Tabacco x Lift Gallery":

    - Biz: "…. Chissà se i signorini e le signorine che si sollazzano in questo ascensore visiterebbero mai un grafico colorato in un cesso di una puzzolente stazione di Bucarest …"
    - P.: "… siccome tra i suddetti "signorini" figuro anch’io, ho deciso di risolvere empiricamente il tuo retorico dubbio: vado a Bucarest …"

    Per saperne di più: http://www.exibart.com/IDNotizia3339.htm
    Ciao
    Pino Rosati

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