Categorie: altrecittà

INTERVISTA A BIANCA ATTOLICO

di - 18 Novembre 2011

I.C. Sappiamo che lei ama l’arte perchè suo padre era un collezionista a sua volta, quando ha capito che avrebbe voluto proseguire la sua strada?

B.A. Io ho cominciato con mio padre già quando ero adolescente, avevo quattordici o quindici anni. Era medico, e quando il sabato non lavorava andavo per gallerie con lui e iniziavo a vedere i quadri. La nostra famiglia è vissuta con gli artisti perchè mio padre era il medico di Pirandello, di Ziveri, della Scuola Romana. Quindi venivano tantissimo anche a casa, Ziveri specialmente. C’era quindi un rapporto profondo. Non me ne sono neanche accorta, amare l’arte è stata una cosa naturale. Tuttavia di tre figli sono stata l’unica collezionista.

Come si orienta nella scelta delle opere? Preferisce decidere da sola o si lascia consigliare da qualcuno?

Io ho scelto sempre da sola. Però consiglio a chi si affaccia al collezionismo di avvalersi dell’aiuto di uno storico dell’arte, come si faceva ai tempi che hanno preceduto la Grande Guerra, i grandi collezionisti avevano sempre un critico vicino.

A proposito di consigli, può darne qualcuno ai potenziali giovani collezionisti?

Ai giovani collezionisti dico che prima di tutto devono comprare quadri che gli piacciono. Se poi con il tempo ciò che hanno acquistato, si “impolvera” o diventa un po’ nebbioso lo cambino con qualcos’altro. Dev’esserci il piacere di avere una certa opera. E poi comprare da artisti giovani. Io ho sempre comprato giovani e come me mio padre. Non c’è gusto nel comprare un artista già molto famoso, la scoperta è la cosa più bella.

Ci può raccontare un episodio curioso della sua vita all’interno del mondo dell’arte?

Negli anni ’60 andai nello studio di Kounellis e gli dissi che ero uno collezionista romana e lui mi chiese stupito: “Ah sì? Perchè esiste un collezionismo a Roma?”, dopo avergli risposto che io lo ero gli comprai un disegno. Tornai due anni dopo, in quel periodo stava lavorando alla serie dei fiori con gli automatici, allora mi guardò e mi disse: “Bianca, non mi puoi più comprare, mi ha comprato Agnelli”, e allora lo salutai e me ne andai. Ovviamente rimasi amica sua e poi comprai altre cose.

C’è un artista che stima particolarmente e con il quale ha instaurato un’amicizia?

Sono stata molto amica di Ziveri quale mio primo maestro. Poi ho legato molto con la scuola di S.Lorenzo, con Dessì, Ceccobelli. Ma in realtà quasi tutti gli artisti sono miei amici. Io non sono alla ricerca il grande artista che va sui giornali, io sono legata agli artisti perchè mi hanno insegnato un tipo di gusto, il modo di montare una casa. Io ho imparato più dall’artista che da chiunque altro. Ma penso che tutti i collezionisti la pensino così.

Qual è il ruolo che dovrebbe avere il collezionista all’interno del sistema dell’arte?

Il collezionista è molto cambiato da quando ho iniziato io. Comanda molto di più il dio denaro. Ma anche l’artista è cambiato. Penso che noi collezionisti dovremmo cercare di parlare con i giovani e cercare di consigliarli, è questo che un collezionista maturo dovrebbe fare. Quasi come un maestro, in fondo è come nella vita, una persona anziana ti insegna. Il collezionista dovrebbe continuare a mostrare le sue opere e parlarne, così uno può passare il testimone all’altro. E se l’altro ama l’arte dovrebbe funzionare.

Una sorta di rieducazione al collezionismo.

Esatto, trovo che sia molto importante.  

a cura di ilaria carvani

foto in alto: Bianca Attolico fotografata da Daniela Perego (2007)
18 novembre 2011 ore 18
Presentazione del volume:
Una memoria contemporanea. Dalla collezione di Bianca Attolico di Ester Coen e Francesca Romana Morelli

Intervengono:
Ester Coen
Luca Cordero di Montezemolo
Francesca Romana Morelli
Bartolomeo Pietromarchi
Ludovico Pratesi
Lia Rumma

MACRO – Museo d’arte Contemporanea
Via Nizza 138
Roma

[exibart]

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