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PinchukArtCentre Prize 2011

di - 17 Novembre 2011
Il PinchukArtCentre Prize 2011 è il più importante premio nazionale ucraino nato dall’iniziativa privata del milionario mecenate Viktor Pinchuk. L’iniziativa, il cui obiettivo è scoprire e sostenere economicamente e culturalmente artisti di un massimo di 35 anni, è stata organizzata dal PinchukArtCentre, la stessa fondazione che si occupa del più globale Future Generation Art Prize, in cui uno dei finalisti del 2010 è stato il “nostro” Nico Vascellari. In una mostra che chiuderà l’8 gennaio sono esposti su due piani i lavori dei 20 artisti finalisti, selezionati su 1100 aspiranti che hanno inviato l’application. Le opere, circa 60, sono state tutte prodotte in occasione del premio e con il finanziamento della fondazione. Il vincitore sarà decretato da una giuria internazionale composta tra gli da Hans-Ulrich Oberist, co-direttore della Serpentine Gallery di Londra e Marc-Olivier Wahler, director Palais de Tokyo (France). La formula prevede inoltre un vincitore eletto dal pubblico fruitore della mostra.

I temi spaziano, si riflette sulla politica nazionale ed estera, sui problemi sociali e sugli stereotipi religiosi e politici. Nessun limite neanche sullo stile o i medium utilizzati, anche se abbiamo potuto notare con stupore che pochissimi si sono cimentati con il video. Vi diamo un assaggio di alcuni degli artisti in gara, provando per una volta a suddividerli in categorie tematiche, precisando che le seguenti “etichette” non vogliono essere un modello perentorio di riferimento formale, ma una lettura ironica ascrivibile unicamente ai lavori esposti.
Esistenzialista. L’opera di Hamlet Zinkovsky (Kharkiv, 1986) è allestita all’interno di una stanza con un muro circolare nero su cui sono affissi 999 ritratti di gente comune dipinti sul fondo di scatole di fiammiferi, visi impersonalmente abbozzati che ricordano i lavori di Boltansky, che sia forse un omaggio al grande maestro dalle origini materne ucraine? L’installazione è affiancata da un libro che racconta storie di criminali, alcune reali, altre inventate.
Sociale. Alina Kleitman (Khariv, 1991) è l’artista più giovane in gara. In Capture si concentra sul quantomai attuale e scottante tema della donna in vendita. Le fotografie delle donne, a grandezza naturale, sono rappresentate in abiti succinti e in posizioni ambigue, e l’identità viene loro privata dall’abuso deformante di alcool e droghe. La scelta coraggiosa di chiedere alle modelle di bere alcolici prima di sottoporsi alla posa denota il desiderio dell’artista di ottenere il maggior realismo possibile.
Politicamente impegnato. Puntano invece sul sarcasmo i lavori di Andriy Halashyn (Ternopil, 1980). Fukushima Song è una rappresentazione dolce-amara dell’incidente avvenuto in Giappone. Minnie raffigurata con la maschera antigas, obnubila l’atmosfera fiabesca che si prova buttando un primo sguardo sull’opera. Topolino le fa una serenata. Sembra un sommesso messaggio di solidarietà da parte di un popolo che sta ancora pagando le conseguenze di un disastro nucleare. Happy Nation è una satira non troppo sottile della società americana, di ciò che avrebbe voluto essere e della rassicurante immagine stereotipata che dava di sè, della demagogia veicolata in tutto il mondo dai mass media e delle fragilità che cela questa ostentata sicurezza nel sogno americano.

Malinconico. Uno dei pochi lavori video in gara è quello di Mykyta Shalennyi (Dnipropetrovsk, 1980), Clown’s Dream. Il supporto è un mega schermo la cui cornice è costituita da una moltitudine di palloncini colorati. La storia è quella di un clown, una figura da sempre controversa, spesso divertente e spassosa, a volte terrificante e protagonista di incubi. Il sorriso posticcio nasconde una solitudine di fondo e la frustrazione di non poter mostrare la natura di essere umano al mondo.
Mistico fuori sede. Eucharest di Serhiy Radkevych (Lutsk, 1988) è il maestoso dipinto murale raffigurante l’ultima cena affrescato all’interno del mercato ortofrutticolo di Bessarabskiy. Non si individua nessun significato recondito, parallelismo concettuale a parte, da un punto di vista formale si identifica una celebrazione delle radici iconografiche ucraine delle icone russe con una forte componente costruttivista, denotabile peraltro in altri artisti in mostra. L’opera è un altro esempio di arte negli spazi pubblici e dell’intento di includerla nella routine quotidiana.
a cura di ilaria carvani
foto in alto: Mykyta Shalennyi, The Doll, 2011; Clown’s Dream, 2011 (project Loneliness)
[exibart]

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