La collaborazione tra pubblico e privato, nel sistema dellâarte contemporanea, prevede generalmente le seguenti possibilitĂ : un auspicio solenne in tempo di crisi, un generico motto di spirito del perverso e polimorfo amministratore pubblico di turno, un lapsus del curatore dipendente di o da Gagosian, ricordi di copertura della collezione della grande banca in transfert museale e sbadataggini varie come quelle che un tempo si definivano sponsorizzazioni.
La collaborazione tra musei e aziende o imprese, qualora non sia in ballo la âgrande mostraâ, quella che tutti visitano ma nessuno vede, viene poi derubricata come âCase Historyâ, dalla nuova figura dellâeconomista dellâarte, perturbante surrogato, come persona, dellâuniversale predominio post capitalista della finanza globale.
Sino ad ora, e ovviamente solo come esemplare case history, le sinergie tra privato e pubblico, in Italia e in Europa, cominciano di solito per âUâ, come nel caso appunto della Unliver Series alla Tate o alle partecipazioni di Unicredit nelle attivitĂ museali.
Tuttavia, raramente tale collaborazione va al di lĂ di un semplice trasferimento di denaro che come tutti i trasferimenti, ormai, non prende in considerazione luoghi e spazi reali e il concetto che ne consegue. Questo possibile scambio, non solo simbolico e immateriale, investe la contemporanea funzione del museo a partire proprio dalla riconfigurazione dei suoi spazi e persino da un loro possibile transfert nel territorio di appartenenza.
La collaborazione tra Riso, Museo dâArte Contemporanea della Sicilia e la Rinascente è nata al di fuori di questa freudiana psicopatologia della (nostra) vita quotidiana â e non soltanto perchĂŠ ne sono marginalmente coinvolto come curatore ospite del museo.
Origine di questa relazione, è stato un bando di concorso risalente alla scorsa estate, promosso da Riso e la Rinascente, affinchĂŠ degli artisti realizzassero dei progetti per le vetrine della Rinascente di Palermo (gli artisti destinatari appartenevano allâarchivio Sacs di Riso). La commissione giudicatrice, composta dalla direzione del museo e da rappresentanti della Rinascente e da Caroline Corbetta ha selezionato sette progetti di altrettanti artisti.
Lâapparente inciampo iniziale consisteva nel fatto che le vetrine della Rinascente di Palermo erano cinque mentre i progetti vincitori sette.
Da questa eccedenza di beni si è sviluppata lâidea di trasformare lâallestimento di opere dâarte nelle vetrine del grande magazzino (operazione che nel nostro rovinoso archivio di immagini risale alla âParigi capitale del XX secoloâ o alle vetrine fotografate da Atget) in una vera propria mostra, con i suoi spazi allâinterno delle vetrine e nella particolare e panoramica sala al quinto piano della Rinascente di Palermo.
La facciata e gli spazi del quinto piano della Rinascente di Palermo erano stati ripensati recentemente da Flavio Albanese ed è stato sorprendente osservare il rapporto simmetrico tra le vetrine al piano terra e gli spazi del quinto piano (spazi âsospesiâ e circondati da grandi vetrate panoramiche sul centro storico di Palermo) che delle prime sono un efficace rovesciamento visivo e concettuale. La mostra Rinascenze (il titolo è sia una assonante declinazione della dannunziana âlaRinascenteâ che un tema, oggi, desiderabile) ha preso forma e sostanza acquistando valore critico dal passaggio, dallâideale e poi concreto trasferimento di opere dalle sale del museo alle speciali vetrine- quelle in basso e in alto- del grande magazzino.
Il tema generale di Rinascenze, interpretato dalle opere degli artisti in mostra, si arricchisce dunque di contenuti dettati dal luogo, dalla posizione (ossia dal fatto concreto di opere che sono in maniera duplice in vetrina in basso e in alto) e infine dal significato simbolico che lâidea e lâimmagine di ârinascenzaâ reca in sĂŠ. Le cinque grandi vetrine al piano terra accolgono opere di Maria Grazia Pontorno che intendono il senso della rinascenza mediante lâutilizzo di elementi quali le luminarie e schermi che proiettano immagini in 3D di un campo di grano. Dal âpaesaggioâ in vetrina al piano terreno ( e quindi osservabile dalla strada) si passa ai particolari paesaggi che gli altri sei artisti in mostra hanno progettato per la speciale vetrina al quinto piano, osservata dal panorama del centro storico di Palermo. Andrea Buglisi ha duplicato, aumentandone in maniera Pop le dimensioni, la scatola contenente un martello per emergenze. Marco BonafĂŠ ha installato direttamente su una delle vetrate una sua scultura realizzata mediante la manipolazione e il taglio di nastro adesivo cromato.
Paolo Parisi ha realizzato su una grande parete un wall painting composto da tre âisoleâ: un paesaggio pittorico che riflette sul linguaggio della pittura stessa e, nello stesso tempo, si confronta con il paesaggio reale (quello visibile attraverso la vetrata posta di fronte). Federico Baronello presenta una doppia proiezione, intitolata Stern, con immagini che si rifanno ad altrettante interpretazioni dellâuniverso, sistemate specularmente. Alessandro Di Giugno ha sospeso su una vetrata una grande fotografia che reca lâimmagine di un cielo notturno e, infine, lo Studio++ sintetizza e compendia, attraverso lâuso di tecnologia digitale e del web, il significato naturale e concettuale dellâidea di ârinascenzaâ: su un monitor possiamo infatti osservare in diretta streaming, e per tutta la durata della mostra, la rinascita giornaliera di una palma siciliana colpita dallâattacco del nefasto parassita Punteruolo Rosso.
a cura di giovanni iovane
foto in alto: RINASCENZE_ph. mariangela insana
[exibart]