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Rinascenze

di - 27 Novembre 2011
La collaborazione tra pubblico e privato, nel sistema dell’arte contemporanea, prevede generalmente le seguenti possibilità: un auspicio solenne in tempo di crisi, un generico motto di spirito del perverso e polimorfo amministratore pubblico di turno, un lapsus del curatore dipendente di o da Gagosian, ricordi di copertura della collezione della grande banca in transfert museale e sbadataggini varie come quelle che un tempo si definivano sponsorizzazioni.
La collaborazione tra musei e aziende o imprese, qualora non sia in ballo la “grande mostra”, quella che tutti visitano ma nessuno vede, viene poi derubricata come “Case History”, dalla nuova figura dell’economista dell’arte, perturbante surrogato, come persona, dell’universale predominio post capitalista della finanza globale.
Sino ad ora, e ovviamente solo come esemplare case history, le sinergie tra privato e pubblico, in Italia e in Europa, cominciano di solito per “U”, come nel caso appunto della Unliver Series alla Tate o alle partecipazioni di Unicredit nelle attività museali.
Tuttavia, raramente tale collaborazione va al di lĂ  di un semplice trasferimento di denaro che come tutti i trasferimenti, ormai, non prende in considerazione luoghi e spazi reali e il concetto che ne consegue. Questo possibile scambio, non solo simbolico e immateriale, investe la contemporanea funzione del museo a partire proprio dalla riconfigurazione dei suoi spazi e persino da un loro possibile transfert nel territorio di appartenenza.
La collaborazione tra Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia e la Rinascente è nata al di fuori di questa freudiana psicopatologia della (nostra) vita quotidiana – e non soltanto perché ne sono marginalmente coinvolto come curatore ospite del museo.

Origine di questa relazione, è stato un bando di concorso risalente alla scorsa estate, promosso da Riso e la Rinascente, affinché degli artisti realizzassero dei progetti per le vetrine della Rinascente di Palermo (gli artisti  destinatari appartenevano all’archivio Sacs di Riso). La commissione giudicatrice, composta dalla direzione del museo e da rappresentanti della Rinascente e da Caroline Corbetta ha selezionato sette progetti di altrettanti artisti.
L’apparente inciampo iniziale consisteva nel fatto che le vetrine della Rinascente di Palermo erano cinque mentre i progetti vincitori sette.
Da questa eccedenza di beni si è sviluppata l’idea di trasformare l’allestimento di opere d’arte nelle vetrine del grande magazzino (operazione che nel nostro rovinoso archivio di immagini risale alla “Parigi capitale del XX secolo” o alle vetrine fotografate da Atget) in una vera propria mostra, con i suoi spazi all’interno delle vetrine e nella particolare e panoramica sala al quinto piano della Rinascente di Palermo.
La facciata e gli spazi del quinto piano della Rinascente di Palermo erano stati ripensati recentemente da Flavio Albanese ed è stato sorprendente osservare il rapporto simmetrico tra le vetrine al piano terra e gli spazi del quinto piano (spazi “sospesi” e circondati da grandi vetrate panoramiche sul centro storico di Palermo) che delle prime sono un efficace rovesciamento visivo e concettuale. La mostra Rinascenze (il titolo è sia una assonante declinazione della dannunziana “laRinascente” che un tema, oggi, desiderabile) ha preso forma e sostanza acquistando valore critico dal passaggio, dall’ideale e poi concreto trasferimento di opere dalle sale del museo alle speciali vetrine- quelle in basso e in alto- del grande magazzino.

Il tema generale di Rinascenze, interpretato dalle opere degli artisti in mostra, si arricchisce dunque di contenuti dettati dal luogo, dalla posizione (ossia dal fatto concreto di opere che sono in maniera duplice in vetrina in basso e in alto) e infine dal significato simbolico che l’idea e l’immagine di “rinascenza” reca in sé. Le cinque grandi vetrine al piano terra accolgono opere di Maria Grazia Pontorno che intendono il senso della rinascenza mediante l’utilizzo di elementi quali le luminarie e schermi che proiettano immagini in 3D di un campo di grano. Dal “paesaggio” in vetrina al piano terreno ( e quindi osservabile dalla strada) si passa ai particolari paesaggi che gli altri sei artisti in mostra hanno progettato per la speciale vetrina al quinto piano, osservata dal panorama del centro storico di Palermo. Andrea Buglisi ha duplicato, aumentandone in maniera Pop le dimensioni, la scatola contenente un martello per emergenze. Marco Bonafé ha installato direttamente su una delle vetrate una sua scultura realizzata mediante la manipolazione e il taglio di nastro adesivo cromato.

Paolo Parisi ha realizzato su una grande parete un wall painting composto da tre “isole”: un paesaggio pittorico che riflette sul linguaggio della pittura stessa e, nello stesso tempo, si confronta con il paesaggio reale (quello visibile attraverso la vetrata posta di fronte). Federico Baronello presenta una doppia proiezione, intitolata Stern, con immagini che si rifanno ad altrettante interpretazioni dell’universo, sistemate specularmente. Alessandro Di Giugno ha sospeso su una vetrata una grande fotografia che reca l’immagine di un cielo notturno e, infine, lo Studio++ sintetizza e compendia, attraverso l’uso di tecnologia digitale e del web, il significato naturale e concettuale dell’idea di “rinascenza”: su un monitor possiamo infatti osservare in diretta streaming, e per tutta la durata della mostra, la rinascita giornaliera di una palma siciliana colpita dall’attacco del nefasto parassita Punteruolo Rosso.
a cura di giovanni iovane
foto in alto: RINASCENZE_ph. mariangela insana

[exibart]

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