SARCOFAGO DI PEFTJAUAUIASET Legno di tamerice XXV-XXVI Dinastia, ca. 712-525 a.C.
Al Castello Sforzesco di Milano apre oggi al pubblico la Galleria Antico Egitto, con un allestimento che restituisce alla città una collezione storica rinnovata nel percorso espositivo e negli apparati interpretativi, offrendo uno sguardo ampio sulla civiltà egizia attraverso circa 330 reperti, databili dal IV millennio a.C. al V secolo dC. La riapertura arriva al termine di un progetto di riallestimento che ha combinato ricerca scientifica, interventi conservativi e una nuova impostazione narrativa pensata per rendere più leggibile il patrimonio custodito nelle raccolte civiche milanesi. La collezione complessiva conta circa 3mila oggetti, frutto di acquisizioni, donazioni e campagne di scavo sviluppatesi nell’arco di quasi due secoli. 80 dei reperti ora esposti sono presentati al pubblico per la prima volta.
Il nuovo spazio espositivo, progettato dall’architetto Markus Scherer, prende ispirazione dalla sala ipostila dei templi egizi. Le vetrine a tutta altezza sono concepite come colonne espositive, creando un ambiente solenne che richiama l’architettura sacra dell’antico Egitto. L’allestimento utilizza pietra di Brera, superfici scure e vetri extra-chiari, mentre l’illuminazione progettata dallo studio Ferrara Palladino Lightscape costruisce una penombra controllata che valorizza la lettura dei reperti e dei dettagli decorativi.
Il percorso museale è accompagnato da pannelli tematici e strumenti interattivi pensati per diversi livelli di pubblico. Tra le novità figura l’applicazione PERVIVAL, sviluppata dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano con il sostegno di Fondazione Cariplo, che guida i visitatori nell’esplorazione del rituale funerario egizio attraverso contenuti digitali e ricostruzioni multimediali. La riapertura è affiancata anche da un potenziamento dell’offerta educativa con nuovi laboratori, visite guidate e attività per scuole e famiglie.
Le origini della collezione egizia milanese risalgono ai primi decenni dell’Ottocento, in un periodo segnato dalla diffusione dell’egittomania negli ambienti culturali europei. I primi reperti arrivarono a Milano attraverso il Gabinetto Numismatico e la Biblioteca di Brera. Nel corso del tempo la raccolta si è ampliata grazie a donazioni di collezionisti e a scavi archeologici, tra cui quelli condotti negli anni Trenta nel Fayum dal papirologo Achille Vogliano. Durante queste campagne, nel sito di Medinet Madi, fu scoperto un complesso templare con importanti statue faraoniche, tra cui una raffigurazione di Amenemhat III oggi considerata uno dei pezzi più rilevanti della collezione.
Il percorso espositivo è organizzato in sei sezioni tematiche che affrontano diversi aspetti della civiltà egizia: la vita quotidiana, le credenze funerarie, il rapporto con il mondo divino, gli scavi condotti da studiosi milanesi in Egitto, il periodo greco-romano e infine l’età copta. Questa struttura consente di attraversare oltre quattro millenni di storia, mettendo in relazione oggetti rituali, documenti scritti e testimonianze della vita materiale.
Tra le opere più significative, un papiro con estratti del Libro dei Morti appartenuto al sacerdote e scriba reale Hornefer, databile al III secolo a.C. Il rotolo conservato a Milano misura circa sei metri e contiene oltre sessanta formule accompagnate da vignette illustrative. Il documento era già noto agli studiosi all’inizio dell’Ottocento e fu esaminato anche da Jean-François Champollion durante la sua visita a Milano nel 1825. Oggi è esposto in una teca lunga quasi sette metri con un sistema di illuminazione temporizzata pensato per preservarne la conservazione.
Un altro nucleo rilevante è costituito dalla mummia e dai sarcofagi di Peftjauauiaset, databili tra la XXV e la XXVI dinastia (circa 712-525 a.C.). Il corredo, arrivato a Milano nel 1830 come dono del console generale d’Austria in Egitto, comprende una mummia avvolta in lino, un sarcofago antropomorfo in legno stuccato e dipinto e una cassa rettangolare. Le decorazioni presentano figure divine e iscrizioni geroglifiche che invocano protezione per il defunto, tra cui l’immagine della dea del cielo Nut e quella di Nefti con le ali spiegate.
Tra le novità dell’allestimento compare anche il cosiddetto “Papiro Busca”, portato in Italia nel 1826 e recentemente restaurato, oltre alla ricostruzione della cappella della dea Renenutet legata agli scavi di Vogliano nel Fayum. Accanto ai materiali funerari, sono esposti bronzetti votivi, vasi canopi, amuleti e stele che illustrano le pratiche religiose e la vita quotidiana della società egizia.
Nei prossimi giorni sono previste anche attivitĂ di mediazione culturale e incontri con il pubblico, tra cui un appuntamento speciale il 14 e 15 marzo con mediatori museali che accompagneranno i visitatori alla scoperta dei reperti e del loro significato nel contesto contemporaneo.
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