In seguito all’annuncio della costruzione di un complesso di edifici nei pressi del sito archeologico di Nahr El-Kalb, in Libano, l’Unesco ha stilato una lettera aperta nella quale ha espresso le proprie preoccupazioni. L’Unesco ha inserito il sito libanese, a nord-est di Beirut, nel Registro della Memoria Mondiale nel 2005 e, nel 2019, nella lista provvisoria per diventare Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Tuttavia, l’importanza di queste nomine risulta irrilevante per il partito politico FPM – Free Patriotic Movement, che ha appoggiato il progetto edile.
May Khoreiche, vicepresidente dell’FPM, ha dichiarato a L’Orient – Le Jour che la costruzione non avrà «Alcun impatto negativo sul sito». Ma per il direttore dell’Unesco, Mechtild Rössler, il progetto edile a Nahr El-Kalb «Potrebbe mettere a repentaglio qualsiasi futura nomination per l’iscrizione al Patrimonio Mondiale».
Il medico e avvocato Josyann Abisaab ha anche lanciato una petizione su change.org con l’obiettivo di impedire i lavori. Per Abissab, è fondamentale salvare il sito archeologico perché è vitale per la storia del Libano ed è stato «Il crocevia di antiche civiltà e comprende numerose iscrizioni storiche».
Vi si trovano infatti numerosi manufatti preziosi, come la stele geroglifica di Ramesse II, un memoriale a Napoleone III (1860) e la dedica all’indipendenza del Libano da parte della Francia (1943).
Nella lettera, Rössler invita a ricordare che, firmando la Convenzione del Patrimonio Mondiale, ogni Stato riconosce «Il dovere di garantire l’identificazione, la protezione, la conservazione, la trasmissione alle future generazioni del patrimonio culturale e naturale situato nel suo territorio». Pertanto, ogni Stato parte si impegna a garantire che vengano prese le misure necessarie a garantire la protezione dei siti, considerati di «Eccezionale valore per l’umanità». Si tratta di dovere, non di scelta.
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