Courtesy Friends of Notre-Dame de Paris
Le autorità francesi hanno approvato il piano di rinnovamento degli interni di Notre-Dame, nonostante l’opposizione formale di 100 personaggi della cultura – firmatari di un appello pubblicato sul quotidiano Le Figaro – e le numerose critiche che hanno tacciato di “disneyificazione” il progetto di restauro della storica cattedrale di Parigi. La Commissione nazionale francese per il patrimonio culturale e l’architettura, composta da 20 membri, ha espresso infatti parere favorevole alla proposta a seguito di una riunione del 9 dicembre, dando il via libera ai lavori. «Gli esperti hanno dato un verdetto favorevole al programma di ristrutturazione degli interni», ha dichiarato il Ministero della Cultura all’AFP.
Le proposte presentate dalla diocesi di Parigi, che è responsabile della cattedrale, prevedrebbero l’installazione di opere d’arte contemporanea e un impianto di illuminazione d’atmosfera, per dare un nuovo aspetto alla struttura, la cui prima pietra venne posata nel 1163, esempio iconico dello stile Gotico. Patrimonio UNESCO dell’Umanità, secondo le previsioni la Cattedrale dovrebbe riaprire nel 2023, in tempo per le Olimpiadi di Parigi.
Secondo quanto affermato dal rettore di Notre-Dame, Patrick Chauvet, la riprogettazione punta a favorire un dialogo tra l’antico e il moderno. A essere coinvolto dalla nuova sistemazione anche la disposizione degli oggetti e delle suppellettili, in modo da dare più spazio ai visitatori che, prima dell’incendio dell’aprile 2019 che distrusse gran parte del tetto e la guglia, erano circa 12 milioni all’anno. Tra i nuovi arredi, anche delle panche tecnologiche, che avranno le proprie luci e un meccanismo per incassarle nel pavimento o sollevarle, mentre estratti della Bibbia in più lingue saranno proiettati sul muro. Previsto anche il coinvolgimento di grandi nomi dell’arte contemporanea, come confermato dal Ministero, da Ernest Pignon-Ernest, pioniere della Street Art, ad Anselm Kiefer, fino a Louise Bourgeois, eroina dell’arte francese.
Su Le Figaro, i critici hanno invitato le autorità a rispettare l’opera di Viollet-le-Duc, l’architetto che ristrutturò la cattedrale alla fine dell’800 in linea con lo stile Gotico. Bisogna però ricordare che, all’epoca, era in piena fioritura il revival Neogotico. E infatti, lo stesso Viollet-le-Duc era uno dei più accesi fautori del «Restauro stilistico», opponendosi idealmente – ma anche nella pratica – all’inglese John Ruskin, sostenitore della fazione purista e del minimo intervento, nel rispetto del tempo. Le due tensioni sono però sfumate, qualunque azione su un’opera o su un’architettura rappresenta una presa di posizione critica e, in un modo o nell’altro, esprime lo spirito del tempo. In questo caso, il nostro.
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