Categorie: Architettura

architettura_design | Abitare il tempo 2003

di - 30 Settembre 2003

La casa contemporanea risponde alle tentazioni di una vita informatizzata e globalizzata, ma le stempera con un’accesa attenzione al vivere interiore. Gran maestra di cerimonie è Psiche, che elegantemente introduce soluzioni abitative dove una libertà tecnologicamente aggiornata fa pensare ed emoziona. Tra minimalismo e lusso spuntano arredi pop, tendaggi accattivanti, oggetti optical di cartapesta e silicone, ma la sintesi più efficace sta ancora una volta in Abitare il XXI secolo, laboratorio di sperimentazione all’interno di Abitare il tempo 2003, nel quale famosi designers e giovani talenti costruiscono assieme le ipotesi sui nuovi scenari domestici.
Piero Lissoni ha immaginato un labirinto disegnato da bianchi schermi trasparenti, uno spazio misurato e ritualizzato dai movimenti e dai gesti dove gli elementi d’arredo sono quinte per una vita domestica contemplativa ed estetica, a battito decelerato. Per Fabio Novembre la casa è il respiro del corpo, è una crisalide che protegge e traspare, è un manifesto nomade; una struttura elastica ed adattabile come una tenda Tuareg che consola e rigenera come una “filosofia portatile”. La stanza di Peter Bottazzi e Tanja Solci è una zattera sospesa dove le funzioni dell’abitare non obbediscono alla forza di gravità; Barbarella, protagonista nell’allestimento video-sonoro di Bang & Olufsen, occhieggia da uno schermo in questa “non casa” abitata da un danzatore che nuota tra attesa e desiderio. L’abitare contemporaneo esige flessibilità e versatilità e a questo pensa Nucleo design solution con un sistema di arredo “platform” in struttura listellare che consente di modellare liberamente il proprio ambiente domestico creando “potenziali spaziali” in continua trasformazione dove le curve invitano al relax e all’informalità di un vivere senza griglie indiscutibili. Se la casa è nomade allora è anche territorio di frontiera, spazio multietnico della diversità e dell’integrazione. Così lo ha immaginato Francesco Spada con Finis Terrae dove i mobili sono vasi-contenitori che si aprono come scrigni per liberare suggestioni visive e tattili che salutano Oriente e Occidente, il simbolismo salentino e il linguaggio high-tech. Altre proposte sono ben congegnate ma meno sperimentali. Mendini e Cleto Munari hanno interpretato i vetri come prigioni in una griglia cartesiana, Giulio Cappellini ha sfaccettato con teatrale ironia la zona pranzo, Ettore Sottsass ha esplorato con efficacia le potenzialità del laminato con una foresta di superfici decorate e specchianti al limite della virtualità. Più interessanti le invenzioni di EDENtity, esposizione di giardini tematici che pensano il paradiso come identità, le eleganti vetrine sui tessili di arredo del Teatro del tessuto e la mostra delle architetture premiate con l’International Award Architecture in stone, promossa da Marmomacc.

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Fabio Novembre
Nucleo design solution
Giulio Cappellini

marco maule

[exibart]

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