Categorie: Architettura

architettura_progetti | Shopping dell’altro mondo

di - 27 Ottobre 2003

Un mostro deforme è sceso sulla terra. Siede con arroganza nel cuore di Birmingham. Guarda dall’alto della sua onnipotenza architettonica le eleganti linee gotiche di Saint Mary Church e il resto dell’architettura georgiana della città. Senza neppure provare a capirle. Assente ogni forma di dialogo. Le forme del tessuto storico e l’avanguardia marziana si studiano, si osservano, ma da lontano e con diffidenza. Un grosso punto interrogativo nell’atmosfera cittadina.
Il nuovo magazzino Selfridges, progettato da Future Systems, indossa una pelle ispirata ad un abito storico di Paco Rabanne , oggi conservato al Museo della Moda di Parigi, ma non fa per niente una bella figura. Certo si fa notare ovviamente, ma solo perché appare fuori luogo.
L’abito al quale si fa riferimento risale al 1968 e rese noto lo stilista come il “sarto metallurgico” per i suoi celebri abiti realizzati in placche di metallo. E di placche di metallo è vestito Selfridges.
Secondo Jan Kaplicky, fra i soci fondatori di Future Systems, i riferimenti formali del rivestimento esterno sono rintracciabili nella geometria del mondo animale, come l’occhio di una mosca, e nella tecnica muraria barocca. Viene da pensare che, sia pure con le dovute misure di prospettiva storica, i due modi di esprimere spettacolarità attraverso il registro offerto dal linguaggio architettonico, siano proprio agli antipodi. Se nel primo caso si può parlare di architettura “spettacolare ed elegante”, nel secondo è più appropriata la formula “spettacolare ma arrogante”.
Concepito internamente con il tradizionale sviluppo sia in orizzontale che in verticale, proprio dei grandi magazzini, il centro commerciale si presenta simile ad un’immensa bolla informe la cui pelle è costituita da 1500 dischi di alluminio fissati a pareti di cemento. Le aperture, perlopiù situate a livello della strada, sembrano le molteplici bocche di un mostro monocolo.
Si parla già di una nuova icona urbana per Birmingham, e non c’è dubbio che lo sia e che desterà l’attenzione di tutti. Ma l’impressione è che per creare un’architettura che vada oltre la sua immediata capacità di stupire e per reggere al suo potere di spettacolarità, ci voglia ben altra capacità di immaginazione, più colta, più ragionata, mossa da altre forme di intuito e di genialità poetica.
Si pensi a Bilbao, come esempio ormai consolidato, e a Tokyo, con il nuovo punto vendita per Prada, progettato da Herzog e De Meuron. A Bilbao e a Tokyo c’è innovazione e avanguardia, come a Birmingham, ma nei primi due casi esse viaggiano sposate all’eleganza, a prescindere dalla loro destinazione d’uso. Un’eleganza affidata al gesto poetico nella capitale industriale spagnola, un’eleganza che si esprime negli interni eterei e candidi dell’edificio di Prada nella capitale giapponese.
Il Guggenheim Museum di Gehry, discutibile quanto si vuole per il suo prepotente impatto scenografico, avveniristico e sorprendentemente sganciato dal linguaggio della tradizione, è uscito vincitore dalla diatriba fra i fautori dell’innovazione architettonica a scala spettacolare e i portavoce di un concetto di architettura più consapevole della “virtù della misura” e delle relazioni col contesto.
Il museo di Bilbao ha vinto e alla fine convinto perché, apparentemente informe e di ghiaccio, si presenta ad occhio più attento e ad un’analisi meno istintiva, come un fiore che brillando si è conquistato le simpatie del suo contesto e della gente.
L’astronave di Birmingham è dotata di quelle potenzialità poetico-immaginifiche capaci di generare il difficile dialogo con la città, sia pure nel tempo? Al momento sembra solo un ingombrante, capriccioso e malriuscito virtuosismo. Neppure dotato del fascino proprio della bizzarria…

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francesca oddo

[exibart]

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  • Mostruoso, pacchiano, senza stile. Un obrobrio uscito da un tecnico che non sa proprio disegnare e di conseguenza non sa cotrollare la forma. Non scaturisce ne emozione ne interesse, solo un disturbo alla vista e all'architettura.

  • Non si deve aver paura di osare quando si deve lasciare una traccia del nostro passaggio.I nostri posteri sapranno apprezzare sia l'architettura del nostro passato sia quella del nostro presente.Non esiste miglior modo di unire passato e presente per scatenare forti emozioni.

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