Sta mettendo radici proprio in questi giorni di ripresa e, per vedere i risultati, dovremo aspettare ancora un po’ di tempo. Si tratta del nuovo giardino progettato da Piet Oudolf per il Vitra Campus di Weil am Rhein, in Germania – riaperto dall’11 maggio, dopo l’emergenza Coronavirus – che prevede l’utilizzo di 30mila piante perenni su 4mila metri quadrati di terreno, compreso tra la struttura del VitraHaus e lo stabilimento di produzione firmato Alvaro Siza.
«Durante i primi decenni di sviluppo del Vitra Campus non ci siamo posti la questione della progettazione del paesaggio. I primi interventi sul paesaggio sono arrivati ​​con i progetti di Alvaro Siza e Günther Vogt, con il collegamento delle aree nord e sud del Campus. Il giardino di Piet Oudolf conferisce al Campus una nuova dimensione e offre ai visitatori un’esperienza diversa, in continua evoluzione», ha dichiarato Rolf Fehlbaum, presidente emerito di Vitra, azienda svizzera che produce mobili e arredamento di design e che si è sempre affidata a grandi architetti, per i suoi spazi. Tra la sede di Birsfelden, in Svizzera, e quella storica di Weil am Rhein, si sono avvicendati nomi del calibro di Frank Gehry, che progettò la sede del Vitra Design Museum, Zaha Hadid, che nel 1993 realizzò un’ala del Design Museum, Tadao Ando, che disegnò il padiglione per le conferenze, Buckminster Fuller, che nel 2000 installò una cupola geodetica nella sede di Weil am Rhein.
Nato ad Haarlem, nei Paesi Bassi, nel 1944, Piet Oudolf è conosciuto in tutto il mondo per la sua pionieristica attività di garden designer. Oudolf è considerato il precursore di un’intera generazione di paesaggisti che, dalla fine degli anni ’80, iniziarono a mettere in discussione la tradizione dell’architettura paesaggistica, considerata troppo dispendiosa in termini di risorse e di lavoro. Le sue architetture sono composte da un attento equilibrio di piante perenni ed erbe, accuratamente scelte a seconda del progetto sia per la forma che per il colore.
I suoi parchi sono diffusi in tutto il mondo, dal Millennium Park di Chicago, al giardino interno della Serpentine Gallery di Londra, fino alla High Line di New York e alla recente nuova sede di Hauser & Wirth a Isla del Rey, l’isolotto nella baia del porto di Mahon, Minorca. In Italia, abbiamo visto le sue opere alla 12ma Biennale di Architettura di Venezia, dove la sua riprogettazione del Giardino delle Vergini gli valse una menzione speciale.
Per il suo progetto per Vitra, iniziato nel mese di maggio, Oudolf utilizzerà 30mila piante perenni, tra cui varietà come, Persicaria amplexicaulis, Echinacea pallida o Molinia caerulea, che andranno a formare lo scheletro della struttura, che non avrà strutture edificate ma che non sarà solo decorativa. Il giardino, infatti, integrerà le architetture preesistenti mantenendo una propria identità e facendo smarrire in visitatori attraverso corridoi di materia organica: «Vorrei che le persone si perdessero nel giardino anziché limitarsi ad attraversarlo», ha spiegato il paesaggista.
Se le condizioni atmosferiche saranno favorevoli, i primi risultati di questo processo generativo si potranno vedere già a settembre. «Sarà comunque solo l’inizio di qualcosa. Non faccio un quadro da appendere alla parete. Semmai creo un dipinto che lascio crescere e mutare», ha specificato Oudolf.
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