Come mettere in immagine una storia d’amore fatta di musica e parole, così forte da trascendere l’esistenza terrena, così tragica da condurre fatalmente alla morte? Come creare immagini che non si limitino ad illustrare o rappresentare lo svolgersi delle vicende narrative? Bill Viola (New York, 1951) ha raccolto la sfida, accettando di curare la scenografia del Tristano e Isotta di Richard Wagner, attesissimo in questi giorni all’Opéra Bastille di Parigi (per accaparrarsi gli ultimi biglietti bisogna svegliarsi alle cinque del mattino). Una sfida importante quanto le persone coinvolte nel progetto: in particolare il direttore d’orchestra Esa-Pekka Salonen e il regista Peter Sellars. Lo spettacolo ha incontrato un pubblico numeroso e attento al Palais Garnier, il vecchio Teatro dell’opera con la cupola affrescata da Marc Chagall.
L’artista americano di origine italiana ha insistito su due aspetti propri alla rappresentazione del Tristano quanto intrinseci al suo proprio lavoro. Innanzitutto, l’idea del tempo reale e della presenza, ovvero la mancanza
Secondo aspetto, il rapporto della musica all’azione, che nella storia dell’amore impossibile e fatale viene ridotta al minimo, come accade ad esempio nel terzo atto, dominato dall’introspezione di Tristano. La musica non accompagna semplicemente la dinamica dell’azione ma amplifica la consapevolezza umana e i diversi stati d’animo, ne diventa una sorta di controcanto. Una voce dell’inconscio che esprime gli aneliti dei due amanti. Il compito del video -attraverso l’energia fluida che emana l’immagine– è quello di amplificare i sentimenti insondabili dell’amore, ovvero di mostrare l’invisibile, in modo che il suono e l’immagine lavorino in parallelo. Del resto, nella produzione artistica di
Difficile dunque immaginare un incontro più felice come quello tra Wagner e Viola. Il direttore d’orchestra Salonen distingue –nella sua analisi musicale– il processo meccanico della variazione dalla natura organica della metamorfosi. Il Tristano è un esempio perfetto di questa seconda modalità: l’uso notturno del cromatismo contro quello diurno del diatonismo; i motivi musicali che evolvono secondo una logica biologica; gli accordi che non si risolvono ma creano continue tensioni armoniche e sospensioni tonali; le anticipazioni sulla musica atonale. Senza dimenticare quanto alla metamorfosi è propria un’attitudine ossessiva che la avvicina al funzionamento dell’inconscio. Viola, crea un mondo di immagini in movimento – “tra l’urgenza temporale della musica e la certezza materiale della pittura” – che si sovrappone a questo spazio sonoro. Finché il suono si fa visione.
articoli correlati
Il viaggio dell’uomo immobile
Videoformes 2005
riccardo venturi
Cala il sipario sulla fiera di Manila. Ecco com'è andata tra gallerie locali e internazionali, progetti speciali e nuovi protagonisti…
Alla Fondazione Memmo di Roma, il ciclo di mostre collettive prosegue con una esposizione che indaga il tempo come costruzione…
La 25ma Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, costruisce una mappa di voci marginali, mettendo in relazione comunità…
Artefici del nostro tempo è la call promossa da Comune di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici, dedicata…
Dal 1949 a oggi, Sonsbeek è un laboratorio d'eccellenza per riflettere sul significato dell'arte nello spazio pubblico: ad Arnhem, in…
Allo Spazio Merlo di Roma, una mostra fa dialogare le sculture e le pitture di Antonia Leonardi con le fotografie…