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fino al 14.IX.2003 | Wolfgang Tillmans – If one thing matters, everthing matters | Londra, Tate Britain

di - 2 Luglio 2003

Wolfgang Tillmans, (Remscheid, 1968) torna alla Tate Gallery, nelle stesse sale in cui nel 2000 fu il primo artista non di nazionalità inglese a vincere il Turner Prize, con una retrospettiva che documenta più di dieci anni di lavoro: dai primi scatti per le riviste di tendenza che lo hanno reso famoso agli ultimi lavori più “astratti”.
Le fotografie, secondo un criterio espositivo scelto dall’arti sta stesso, sono presentate senza didascalia e semplicemente attaccate con lo scotch per formare un articolato collage che si snoda attraverso le sale in ordine cronologico. Differenti dimensioni e supporti animano le pareti e costringono il visitatore ad avvicinarsi e allontanarsi: accanto a foto di grande formato troviamo cartoline o pagine di riviste accostate senza alcuna gerarchia tra originale e riproduzione.
Nella prima sala Tillmans ripropone parte della sua prima personale del 1993. Si tratta sostanzialmente di un “viaggio” nelle culture giovanili dei primi anni ’90: l’artista ha inseguito e fotografato i suoi simili mentre celebravano i propri riti e la propria diversità. Tutti gli eventi- i viaggi Interrail attraverso l’Europa, la Love Parade a Berllino, il Gay Pride a Londra, i Rave Parties – vengono rappresentati e guardati con l’occhio “empatico” di chi ne è altrettanto coinvolto. Le pose, spesso provocatorie, in cui sono ritratti questi giovani sono in apparenza casuali ma hanno una compostezza quasi classica che ha reso il suo stile unico e riconoscibile.
Quando, a metà degli anni ’90, in occasione della redazione del suo primo “libro d’artista”, Tillmans comincia ad interessarsi ad altri generi come ritratti o paesaggi, le sue fotografie continuano a distinguersi per un realismo sconcertante e innocente al tempo stesso. Come nelle “nature morte”, composizioni di poetico squallore: tazze sporche incrostate di caffè, vestiti appoggiati ad una scala, calzini arrotolati su un divano di velluto scolorito, un fiore davanti al vetro sporco di una finestra su cui sono appoggiate cartoline di Caravaggio.
Nei lavori degli ultimi anni assistiamo all’introduzione dell’elemento astratto nelle sue foto che, se da una parte è apprezzabile per la qualità e l’armonia dell’impatto visivo, sembra snaturare un poco il precedente lavoro dell’artista. Interessanti sono i paesaggi in cui “naturale” e “artificiale” si confondono ambiguamente, per cui foto che sembrano casuali derivano invece da una deliberata manipolazione, mentre effetti luminosi naturali- come quelli prodotti da una tempesta di ghiaccio- possono sembrare creati al computer.
Prima della fine della mostra c’è anche il tempo di “immergersi” nella sua prima video installazione datata 2002: nel buio la videocamera è puntata alternativamente sulle luci di varie discoteche, che cambiano colore e direzione vibrando al ritmo della musica techno sparata dalle casse. E’ così possibile intuire l’energia e il movimento sottostante pur senza vedere nulla di ciò che accade in pista. Ancora una volta Tillmans ha trovato l’inquadratura “migliore”.

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ottilia braccini
mostra visitata l’11 giugno 2003


Wolfgang Tillmans
Tate Britain
Millbank SW1, Londra (stazione di metropolitana più vicina: Pimlico)
Tutti i gg 10-17.40. ultima ammissione alle 17. Ingresso: £ 4. Accesso ai disabili. Bookshop.
Catalogo della mostra, If one thing matters everything matters £. 25.99
Per informazioni tel. 0044 20 7887 8888
www.tate.org.uk


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