L’onda coreana arriva nei musei, dal Guimet di Parigi al MASI Lugano

di - 4 Marzo 2026

Se la popolarità del K-Pop o delle serie televisive ha contribuito a diffondere l’immagine della Corea del Sud nel mondo occidentale, i musei stanno iniziando a interrogare questo fenomeno con strumenti più complessi, mettendo in relazione la cultura popolare con le tradizioni artistiche e storiche da cui essa deriva. In questo senso, Il Musée national des arts asiatiques – Guimet di Parigi, uno dei principali musei europei sulle civiltà dell’Asia, dedicherà l’intero anno alla cultura sudcoreana.

Con un programma articolato attraverso mostre, installazioni e appuntamenti pubblici, il museo prova a inquadrare da più prospettive quella che, negli ultimi due decenni, è diventata una delle più potenti dinamiche culturali globali: la cosiddetta Hallyu, la “onda coreana”. Ma, al di là dei fenomeni virali, il progetto del Guimet vuole rappresentare un tentativo di interpretare un fenomeno complesso, che va oltre la popolarità del K-Pop o delle serie televisive. Cinema, moda, cosmetica, arti visive e design, sullo sfondo di una tradizione millenaria: la Corea contemporanea è diventata un laboratorio in cui memoria storica e innovazione tecnologica, spiritualità e industria culturale, hanno trovato una perfetta sintesi.

Han Youngsoo Foundation Heinkuhn Oh Seoul National University Museum ThierryOllivier GrandPalaisRMN (Musée Guimet, Paris),ThierryOllivier

Sarà quindi coinvolto l’intero edificio di Place d’Iéna: tre mostre principali, un’installazione monumentale sulla facciata e un ricco calendario di eventi, tra spettacoli, cinema, letteratura e performance, per esplorare le molteplici identità della cultura coreana. Il percorso si apre con K-Beauty. Korean Beauty, Story of a Phenomenon, dal 18 marzo al 6 luglio, una mostra che analizza uno degli aspetti più riconoscibili dell’onda coreana: l’estetica della bellezza. Oggi la cosmetica sudcoreana è un fenomeno globale che influenza le industrie della moda e della cura del corpo in tutto il mondo. L’esposizione ricostruisce la genealogia storica di questo immaginario, mostrando come l’ideale di bellezza coreano affondi le sue radici nella cultura del tardo regno Joseon tra XVIII e XIX secolo.

Han Youngsoo Foundation Heinkuhn Oh Seoul National University Museum ThierryOllivier GrandPalaisRMN (Musée Guimet, Paris),ThierryOllivier

Attraverso dipinti, fotografie, abiti, pubblicità e accessori cosmetici provenienti dalle collezioni del Guimet e da importanti istituzioni coreane, il percorso racconta l’evoluzione di un’estetica fondata sull’equilibrio tra naturalezza e raffinatezza. Nel XVIII secolo, sotto l’influenza del neo-confucianesimo, si afferma un ideale femminile caratterizzato da pelle chiara, abiti fluidi e acconciature elaborate, immortalato dai pittori come Shin Yun-bok. Nei secoli successivi fotografia, cinema e industria cosmetica contribuiscono a diffondere nuovi modelli estetici, mentre il cosiddetto “miracolo economico coreano” trasforma la bellezza in uno degli strumenti principali della proiezione culturale del Paese.

Accanto alla dimensione storica, il Guimet propone anche uno sguardo sulla creazione contemporanea con l’installazione DAL DARI – The Moon and the Legs dell’artista Seulgi Lee, nata a Seul nel 1972 e residente a Parigi da oltre 30 anni. Il progetto, concepito appositamente per il museo, si articolerà tra esterno e interno dell’edificio, a partire da aprile. Sulla facciata compaiono due grandi semicirconferenze, strutture lignee che evocano le griglie architettoniche della tradizione coreana ma anche le geometrie del modernismo. Solo una parte delle superfici è colorata, producendo un effetto visivo mutevole che cambia con il movimento dello spettatore.

Il titolo dell’opera deriva da una credenza popolare secondo cui attraversare un ponte durante la prima luna piena dell’anno rafforzerebbe le gambe. Come spesso accade nel lavoro di Seulgi Lee, riferimenti antropologici e tradizioni vernacolari si intrecciano con una grammatica formale essenziale, costruita su colori netti e geometrie elementari.

Gyeongju National Museum, South Korea

Il cuore storico del programma del Guimet sarà invece la grande mostra dedicata al Regno di Silla (57 a.C. – 935 d.C.), una delle civiltà più sofisticate dell’Asia orientale. Realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale di Gyeongju e con altre istituzioni coreane e francesi, l’esposizione, che aprirà il 20 maggio, presenterà per la prima volta in Europa un insieme straordinario di reperti archeologici, molti dei quali classificati come tesori nazionali.

Il percorso ricostruisce la storia di questo regno che per quasi un millennio ha modellato la cultura della penisola coreana, intrecciando potere politico, religione e produzione artistica. Dalle corone d’oro provenienti dalle tombe reali ai raffinati gioielli in giada, fino alle sculture buddhiste e agli oggetti rituali in metallo e pietra, l’arte di Silla testimonia una società aperta agli scambi commerciali che collegavano la Corea con la Cina, il Giappone e persino con l’Asia centrale e il Mediterraneo.

Six-panel screen (detail), Yi or Choson dynasty (1392–1910), Former Lee U Fan collection, Paris, Guimet – National Museum of Asian Arts © Musée Guimet Paris, Dist. GrandPalaisRmn / Thierry Ollivier

Un’ulteriore mostra, The Cabinet of Illusions, in apertura a settembre, esplorerà invece un capitolo meno noto ma affascinante della pittura coreana tra XVIII e XX secolo: le biblioteche in trompe-l’œil, note come “chaekgeori”. Queste immagini illusionistiche di scaffali colmi di libri, porcellane e oggetti preziosi nascono alla fine del Settecento durante il regno di Jeongjo. Il sovrano, impossibilitato a circondarsi sempre dei suoi libri, commissionò ai pittori di corte dipinti che simulavano intere biblioteche.

Il genere si sviluppò grazie all’incontro tra la cultura confuciana del sapere, l’arte prospettica introdotta dai missionari gesuiti in Cina e gli scambi diplomatici tra la Corea e la corte Qing di Pechino. Con il tempo queste composizioni si allontanarono dalla realtà, popolandosi di animali fantastici e prospettive distorte che evocano, sorprendentemente, atmosfere prossime al surrealismo.

Jane Jin Kaisen, Fotogramma tratto da Offering, 2023 © 2026, ProLitteris, Zurich. Jane Jin Kaisen

Il programma del Guimet si inserisce in una più ampia attenzione museale internazionale verso la cultura coreana. Già nel 2022 il Victoria and Albert Museum di Londra aveva dedicato una grande mostra alla cosiddetta Korean Wave, esplorando l’impatto globale di cinema, musica e moda sudcoreani. E l’interesse continua a crescere. Nei prossimi giorni, al MASI – Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano inaugurerà a la mostra K-NOW! Korean Video Art Today, dedicata alla videoarte contemporanea sudcoreana.

Il progetto riunisce otto artisti e collettivi – Chan-kyong Park (Seoul, 1965), Jane Jin Kaisen (Jeju, 1980), Ayoung Kim (Seoul, 1979), 업체eobchae, Sungsil Ryu (Seoul, 1993), Heecheon Kim (Seoul, 1989), Onejoon Che (Seoul, 1979), Sojung Jun (Busan, 1982) – che affrontano temi centrali del presente globalizzato: tecnologia, memoria storica, lavoro digitale, migrazioni e trasformazioni sociali. Attraverso installazioni video, realtà virtuale e ambienti immersivi, la mostra restituisce la complessità di una generazione cresciuta in un Paese segnato da una guerra mai formalmente conclusa ma anche da una rapidissima modernizzazione.

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