Il surriscaldamento globale è realtà. Un ghiacciaio scomparso diventa monumento fragile al Castello di Rivoli

di - 1 Giugno 2026

A ventisei anni dalla collettiva Quotidiana, che inaugurò la Manica Lunga del Castello di Rivoli nel 2000, l’artista cilena torna nello stesso spazio con una monumentale installazione site-specific che ne trasforma poeticamente, architettonicamente e spiritualmente la percezione dello spazio. L’opera El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso), a cura di Marcella Beccaria e visitabile fino al 20 settembre 2026, è dedicata al paesaggio montano e al suo fragile equilibro. Cecilia Vicuña (Santiago del Cile, 1948) è un’artista, poetessa e attivista impegnata nella difesa della democrazia, della libertà d’espressione e delle pratiche decoloniali. La sua ricerca si concentra in particolare sulla preservazione e trasmissione dell’eredità culturale delle popolazioni andine.

Cecilia Vicuña El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso), 2026 (dettaglio / detail) Veduta dell’allestimento / installation view Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino Foto / Photo Alberto Nidola © CECILIA VICUÑA, by SIAE

Durante l’inaugurazione della mostra i visitatori sono stati parte di una performance collettiva ispirata alla tradizione andina, creando un momento di connessione profonda, quasi cerimoniale. Cantando una litania senza parole, ha accompagnato un gesto misurato e attento, in contrasto con la frenesia dei ritmi di vita quotidiani.

La performance di Cecilia Vicuña al Castello di Rivoli

Cecilia Vicuña ha srotolato un lungo filo di lana cardata bianca, raccolto in una grande cesta di vimini poggiata a terra tra il pubblico in attesa, distribuendone un segmento alle persone intorno a lei, donandone un pezzo. Accogliendo la lana tra le mani, ciascuno accettava metaforicamente di diventare parte attiva di un ascolto condiviso, riunito in un cerchio.

Continuando a cantare, l’artista ha invitato i partecipanti a chiudere gli occhi e odorare la lana, immergendosi nella sua consistenza calda e ruvida. Poi li ha guidati a cantare all’unisono un mantra Om. La performance ha generato un momento lirico e condiviso, capace di simboleggiare l’unione. L’azione di Cecilia Vicuña, controtempo rispetto al ritmo istituzionale e guidata da un gesto genuino ed essenziale, ha riunito senza distinzione le persone presenti, trasformando per alcuni minuti lo spazio della Manica Lunga. Forte della riconoscibilità della sua pratica artistica, l’artista è riuscita a coinvolgere il pubblico in un’esperienza lontana dai codici linguistici occidentali, ma resa accessibile dalla sua presenza intensa.

Cecilia Vicuña El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso), 2026 Veduta dell’allestimento / installation view Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino Foto / Photo Sebastiano Pellion di Persano © CECILIA VICUÑA, by SIAE

La performance ha creato un continuum con la maestosa installazione site-specific El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso), lunga cento metri. L’opera, concepita come un quipu acostado, ovvero un intreccio tessile srotolato e sospeso, è sorretto da una struttura di bambù. La grande installazione si presenta come un rilievo in crescendo, un paesaggio segnato da un maestoso manto innevato che genera un ossimoro tra il calore della lana e la distesa di ghiaccio che si sta sciogliendo. L’opera può essere letta come una metafora della fragilità di un ecosistema a rischio e della necessità di prendersene cura, accettando al tempo stesso la continua trasformazione.

Che cos’è il quipu nella tradizione andina

Il quipu è un antico sistema di registrazione utilizzato sin dal 2500 a.C. nelle Ande e impiegato dagli Inca per registrare informazioni anche complesse. Con l’arrivo degli spagnoli nel XVI, i quipu vennero proibiti perché considerati come strumenti idolatrici. In realtà questi manufatti sono dei veri e propri archivi di dati astronomici, demografici, storici e molto altro. «A differenza dei quipu antichi – dichiara Marcella Beccaria, curatrice della mostra – il quipu contemporaneo di Cecilia Vicuña per il Castello di Rivoli non ha nodi, rimandando alla progressiva perdita di memoria e di attenzione nei confronti del mondo che ci ospita. Il progetto guarda a ciò che scompare o è ormai scomparso, riferendosi anche ai desaparecidos, vittime della dittatura cilena, e alla moltitudine di quanti sono stati messi a tacere o eliminati da governi repressivi».

Il quipu di Cecilia Vicuña si trasforma nella pratica artistica contemporanea, continuando ad essere strumento per registrare la storia. Attraverso l’attenzione verso questo antico dispositivo, l’artista ne rinnova la forma e lo adatta al presente. I suoi quipu, diventati installazioni nei grandi musei o gesti collettivi documentati in video, rappresentano un modo per evocare ciò che è stato perduto. Sono archivi di storia e memoria, capaci di esprimere e conservare ciò che è stato sradicato che ritorna con nuova forza.

Cecilia Vicuña El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso), 2026 Veduta dell’allestimento / installation view Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino Foto / Photo Sebastiano Pellion di Persano © CECILIA VICUÑA, by SIAE

Memoria collettiva nella pratica di Cecilia Vicuña

La pratica artistica di Cecilia Vicuña è definita da lei stessa, sin dagli anni Sessanta, come arte precaria, per la scelta di materiali effimeri e la dimensione partecipativa. “Precario” significa preghiera, spiega l’artista, indicando qualcosa di incerto ed esposto ai pericoli. Attraverso la preghiera si arriva al cambiamento, individuale e collettivo. In questa prospettiva ha coinvolto un gruppo di giovani studentesse dell’Accademia Albertina nella realizzazione di un’installazione effimera all’esterno, un quipu canoa composto di detriti, rami, tronchi, rifiuti, pietre trovati sulle sponde della Dora e del lago di Avigliana.

La pratica di Cecilia Vicuña porta negli spazi di un’istituzione una visione potente, orientata ad una sostenibilità del pensiero come condizione per ritrovare un equilibrio con il mondo che ci circonda: rallentare il tempo per ritrovare la ricchezza. Una sostenibilità che non è solo ecologica, ma mentale e culturale. La cura e l’attenzione che l’artista propone non sono ingenue, ma necessarie per continuare a trasmettere e custodire ciò che abbiamo di prezioso.

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