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fino al 14.XII.2008 | Lucio Fontana | Mendrisio, Museo d’Arte

di - 17 Ottobre 2008
Cinquanta opere su carta e trentacinque opere pitto-scultoree. La mission della retrospettiva svizzera è molto precisa: braccare nel suo esordio grafico l’idea di quella “nuova dimensione” capace di vanificare l’immagine tridimensionale.
Buchi, Tagli, Nature, Sculture Spaziali hanno tutti un punto scuro al loro fondo: la loro origine. La raccolta di schizzi, studi e ricerche spazialiste – in gran parte provenienti dalla Fondazione Lucio Fontana di Milano – cerca di stabilire la funzione del disegno progettuale nell’economia dell’opera fontaniana e di risalire al ruolo ibrido che ricopriva nel processo creativo. I lavori a biro, inchiostro e china su carta si posizionano infatti sul crinale tra il preparatorio convenzionale e la necessità di legare, già in progress, l’idea all’immagine, cercando di presagire il passaggio alla sua materializzazione.
Sin dagli esordi della sua sperimentazione, Lucio Fontana (Rosario, 1899 – Varese, 1968) agisce sul “disincanto della materia”, educandola e ingannandola; ma sono solo l’abitudine e l’esercizio grafico che segnano in maniera completa la conquista estetica, teorica e tecnica del concetto spaziale. Assumendo come momento cruciale la pubblicazione, nel 1946, del Manifiesto Blanco, la mostra riordina una vasta “documentazione” cronologica fornita dalla pratica artistica del lavoro su carta, considerata come una sorta di cronaca della maturità dell’opera fontaniana.

È proprio negli anni ’40, infatti, che Fontana formula la necessita pressante di un “cambiamento nell’essenza e nella forma”, da condursi attraverso un ideale anti-scultoreo e anti-pittorico, fuori dalle categorie della poetica artistica. Il disegno diventa la vera sostanza progettuale dell’immagine, un intenso apprentissage del segno rispetto al quale i buchi e tagli inflitti alla tela rappresentano un’evoluzione. La lacerazione del supporto è un “evento spaziale” preparato, privo di profili provocatori o rivoluzionari, che cerca di guadagnarsi un accesso alla dimensione infinita.
Emblema di un’intelligenza contemporanea esplorativa ed euristica dello spazio e della forma artificiale, la nuova interpretazione dello spazialismo di Fontana pretende una fluidificazione della soggettività del fruitore, che smette di essere contemplativo, per aprirsi al coinvolgimento e alla collaborazione con l’opera nei termini di una “visione tattile”. Sulla scia di questa suggestione, Fontana approda nel ‘49 all’Ambiente Spaziale a luce nera, riprodotto in mostra, una sculto-installazione sospesa e amplificata dalle luci di Wood, che gioca sulla risonanza psicologica del subcosciente con le forme, producendo un’immagine sensoriale.

Verso la fine degli anni ‘40 ed i primi anni ‘50 si assiste a un definitivo assestamento della nuova concezione spaziale, messa all’opera in tutto il decennio successivo nei monocromi lacerati, nell’attesa concentrata che precede la fenditura, nella fluttuazione morfologica delle Aniline, nell’arcaismo quasi mistico delle Nature o nella stilizzazione primitivista delle sculture su gambo.
Una lectio magistralis su come il grafico diventa gestuale creativo, purezza e sublime “filosofia del niente”.

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simone frangi
mostra visitata il 20 settembre 2008


dal 19 settembre al 14 dicembre 2008
Lucio Fontana – 1946-1960. Disegno origine della nuova dimensione
a cura di Simone Soldini e Luca Massimo Barbero
Museo d’Arte
Piazza San Giovanni – 6850 Mendrisio
Orari: da martedì a venerdi ore 14 -17; sabato, domenica e festivi ore 10-12 e 14-18
Catalogo in mostra
Info: tel. +41 916467649; fax +41 916465675; museo@mendrisio.ch; www.mendrisio.ch/Museo/

[exibart]

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