Cos’altro vuole dirci? Quel nascondersi ammiccante ci porta subito nell’egocentrico universo calliano, dove realtà e finzione si confondono in un gioco voujeristico che usa l’autobiografia come materiale di base.
E’ difficile definire la personalità artistica di Sophie Calle e ancor di più classificare il suo lavoro sotto qualche etichetta. Si è parlato di Concettualismo, di Narrative-art, di Situazionismo . C’è anche chi, come il critico William Leith, arriva a chiedersi “è un’artista o è solamente una persona strana che fa delle cose strane?”.
Quasi tutte le sue opere sono installazioni composte di testi e fotografie che ricordano certe pratiche dell’Arte narrativa degli anni 70, ma che nel suo caso costituiscono il prolungamento di situazioni messe in scena e vissute in prima persona. Come quando per la realizzazione di Les Dormeursdel 1979 (opera in mostra) invitava una ventina tra sconosciuti e amici a dormire nel suo letto per otto ore in una “staffetta” durata una settimana. L’artista vigilava accanto ai suoi ospiti fotografandoli e scrivendo durante il loro sonno.
Il tema del letto, molto caro alla Calle, è presente in mostra con altre opere come Voyage en Californie (2003) e Chambre à coucher (2003) una vera e propria camera ricostruita in cui è possibile osservare alcuni degli oggetti riferiti alle storie autobiografiche (Autobiographies 1988-2003). Il posto di rilievo riservato agli affetti, ai sentimenti, all’intimità distinguono l’opera della Calle dal registro neutro, distanziato e “scientifico” degli artisti concettuali propriamente detti.
In mostra accanto ad alcune opere storiche sono presentati lavori inediti. Tra questi Douleur exquise (1984-2003), un’installazione “epica” sul tema del dolore e il video Unfinished (1988-2003), in cui l’artista narra la sua incapacità di portare a termine un progetto iniziato nel 1988 lavorando su immagini estratte da una videocamera di sorveglianza di un bancomat. Ne risulta una riflessione sul concetto di stile e di videoarte.
Chiude la mostra un’opera ispirata da un fatto di cronaca: Une jeune femme disparaît(2003). L’installazione presenta le foto dell’appartamento della ragazza scomparsa, gli articoli di giornale in cui viene menzionata Sophie Calle (la ragazza, Benedicte, ne era grande ammiratrice), e gli avvisi di ricerca con la foto sparsi per tutto il Centre Pompidou dove lavorava come guardiana. Un’opera
federica migliotti
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