“Essere cosmopolita non significa essere indifferente ad un paese ed essere sensibile ad altri. Significa la generosa ambizione di essere sensibili a tutti i paesi e a tutte le epoche, il desiderio d’eternità, il desiderio di essere stati molti…” (J.L. Borges)
L’esposizione, a cura di Juan Insua, è la quarta del ciclo Le città ed i suoi scrittori, una felice e collaudata formula che ha già visto – con ottimi risultati di critica e di pubblico – Joyce e Dublino, Pessoa e Lisbona, Kafka e Praga : un modo per ripensare e riproporre l’opera di uno scrittore come fortemente legata alla città in cui ha vissuto e lavorato, ed anche l’occasione per esplorare, tra storia, immaginazione e libertà gli aspetti più intriganti ed
In tempi di feroci politiche di globalizzazione, Borges ci insegna un altro modo di essere cittadini del mondo: la curiosità per la vita e la sua complessità si nutre delle pagine inesauribili della letteratura di ogni tempo e di ogni luogo, guarda alle più diverse tradizioni disponibili, sperimenta nuovi linguaggi, nuove possibilità di comunicazione e intesse trame senza fine , allunga ponti ed intreccia relazioni straordinarie di solidarietà, empatia e reciproca contaminazione con l’altro, il diverso, in un’aspirazione all’universale che informa l’esistenza di uno spirito transnazionale e senza più tempo che non è, e non può essere, patrimonio esclusivo di una razza, una lingua, una religione o di un singolo paese.
È un percorso quasi di iniziazione quello che si articola nelle sette sezioni in cui si suddivide la mostra (Fundación mítica, Fervor de Buenos Aires, El sur metafísico, La ciudad transfigurada, La Biblioteca Infinita, El eresiarca canonizado, Cosmópolis) secondo nuclei cronologici e tematici ben precisi che attraversano la produzione dello scrittore dagli inizi in tono barocco, in una mitica Buenos Aires nebulosa, eppure ricca di fermenti e coraggiose aperture culturali, passando quindi per i topoi letterari cari a Borges (il labirinto, la biblioteca infinita), fino dunque ai suoi contributi più celebrati (Atlas, El libro de arena), in cui la scrittura si fa, secondo una precisa linea di ricerca, più neutra, quasi anonima nel suo anelito a configurarsi come strumento di costruzione di un’identità universale, cosmopolita appunto.
Una speciale menzione di merito va quindi riconosciuta all’allestimento espositivo che a monte di una materiale documentale di primissimo ordine – 25 manoscritti autografi, 70 libri della biblioteca privata dello scrittore con dediche, note e appunti personali, un’ottantina di riviste d’epoca con contributi dello stesso, una quindicina di lettere della corrispondenza con Cansinos e Assens, fotografie d’autore, videointerviste, etc. – riesce sempre a coinvolgere i visitatori con validi spunti di riflessione, scenografiche istallazioni audio-visuali di grande suggestione (La biblioteca infinta e EL Tango su tutte) e persino con una colonna sonora appositamente composta per l’occasione e montata su versi e parole di Borges; come è ormai del resto nella migliore tradizione del CCCB, alla ricerca di sempre nuovi linguaggi e possibilità espressive del genere esposizione.
La mostra si integra quest’anno alla prima edizione di Kosmopolis. Festa Internazionale della Letteratura, un evento ideato dallo stesso curatore Insua e volto ad interpretare operativamente il cosmopolitismo dell’estetica e dell’impegno etico di Borges. Dall’11 al 15 di Dicembre, il CCCB dedicherà i suoi spazi ad un confronto a più voci, aperto tanto agli addetti ai lavori quanto al pubblico degli appassionati, in cui si prenderanno in considerazione le forme della letteratura di là da rigide frontiere disciplinari o principi assoluti: il viaggio, l’esilio, i generi, la letteratura orale, e così via, saranno tutti temi di dibattito secondo più punti di vista e diverse modalità di approccio, dalla lettura alla performance, dal videoclip alla musica, dal dibattito alla scrittura creativa, dal disegno alla danza…, secondo possibilità infinite, si diceva. Come nella più autentica e generosa lezione lasciataci da Borges.
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