Negli spazi ancora non completamente definiti del Grand Hornu sito di archeologia industriale convertito all’arte contemporanea, ha luogo una mostra antologia che ripercorre i vent’anni di carriera del duo Garousthe e Bonetti.
Attraverso una produzione ampia e diversificata, capace di soddisfare la produzione industriale così come il piacere del pezzo unico, Garousthe e Bonetti sono entrati nel mondo del design con un effetto dirompente, elaborando forme e soluzioni ormai assimilati nel nostro gusto comune. Fin dall’inizio degli anni ’80, le loro prime apparizioni hanno suscitato subito accese polemiche e grandi passioni. Il loro stile, difficilmente classificabile, è erede del gusto barocco francese per le forme ridondanti e voluttuose che, unito a stimoli completamente diversi, crea paradossi stilistici accostando forme, colori e materiale in maniera del tutto inconsueta ed innovativa.
In mostra 150 pezzi che ripercorrono tutto il tragitto sin qui compiuto dal duo: dai pezzi della loro prima collezione Barbare, che gli valse l’appellativo di nouveax barbars, con la famosissima Chaise Barbare e la lampada Tripode, al modellino del Tram progettato per Montpellier. Dai servizi ideati per Daum e Ricard, sino ai tappeti per Bouchara, passando dagli studi per tessuti, sino al set ideato per Nina Ricci, la loro produzione è talmente varia che meraviglia la capacità che hanno avuto di mantenere costante nel tempo la creatività innovativa. Chiamati da Lacroix per la sua Maison, i loro oggetti sono stati scelti anche per i set dei film di Almodovar.
Personalità differenti e complementari, riescono con leggerezza e serietà , con fantasia e precisione, ad elaborare soluzioni in cui è chiaro spesso anche il riferimento culturale di partenza. La loro è infatti un’attività condotta con molto studio e professionalità , ed altro non poteva essere vista la durata del sodalizio.
L’esposizione, che si snoda attraverso due padiglioni differenti, sfrutta appieno nel suo allestimento il fascino notturno dei grandi ambienti di questo antico sito industriale minerario divenuto sede espositiva di arte contemporanea. Al Grand Hornu si affiancherà presto il M.A.C., Museo d’Arte Contemporanea, creando così un grande polo culturale per il Belgio. Torneremo sicuramente a parlarne.
articoli correlati
Premio Nuovi Segni del Sole 24 Ore: quest’anno incentrato sul visual design
ExibInterviste – giovani designer: Robert Wettstein
Silvia Giabbani
Carne e colore: Jenny Saville arriva a Venezia con una grande personale a cura di Elisabetta Barisoni e visitabile fino…
A sette anni dalla scomparsa, la galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze restituisce la luciditĂ sovversiva di un artista capace…
Roberto de Pinto presenta la sua prima personale alla Galleria Francesca Minini, dal titolo Ostinato: tra pittura e collage, il…
A Bolzano, Feedback rilegge il lavoro di Franco Vaccari e le sue intuizioni visionarie sull’opera d’arte come spazio di scambio…
Dalle lacche del Vietnam alle radici post-coloniali della Sierra Leone: la Biennale di Venezia accoglie sette debutti assoluti che ridisegnano…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identitĂ visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…