Tony Cragg (Liverpool, 1949. Vive a Wuppertal) è un autentico paladino della scultura. Una carriera trentennale che inizia con la storica mostra When Attitudes Become Form, curata da Harald Szeemann, e include la partecipazione alla 43° Biennale di Venezia, il Turner Prize nel 1988 e recentemente il premio Shakespeare. Notevole anche la sua attività di insegnamento, dall’Accademia di Düsseldorf alla Universität der Kunste di Berlino. La salda formazione scientifica e l’importante esperienza giovanile in qualità di tecnico di laboratorio hanno lasciato un segno evidente nella sua opera plastica. D’altro canto, non va sottovalutata la ricezione di “movimenti” quali quello dell’Arte Povera, che ha attirato l’attenzione fra l’altro di uno storico gallerista italiano come Tucci Russo, sin dal 1984.
Bronzo e carbonio, legno e fibra di vetro, pietra e kevlar, metallo e termoplastica, vetro e acciaio inossidabile: materiali dalle caratteristiche più varie – molto spesso frutto della tecnica (industriale)- che Tony Cragg forza con dolcezza, conducendoli in direzioni inaspettate, senza sviarne immediatamente l’attitudine “naturale”, ma imprimendo un’energia eccentrica in corso d’opera.
Nella ex dimora Serralves e nel giardino circostante gli spazi dell’adiacente Fondazione, la deliziosa città operaia portoghese celebra il lavoro dell’artista britannico anche con alcune opere concepite specificamente per questa esposizione. In tutto una quarantina di sculture, datate fra il 1993 e il 2004. Scorrono così le Thin Skin (1997) in bronzo traforato, che creano effetti luminosi ogni volta diversi, a seconda dell’inclinazione della luce naturale; gli utilizzi complementari e immaginifici della fibra di vetro in Flotsam (1998) e in Eroded Landscape (2000), con l’appendice spettacolare di Pacific (1998), imponente frastagliatura in vetro che attira con la sua pericolosità e bellezza al pari di una pianta carnivora.
Allo stesso modo, attrazione e repulsione giocano un ruolo contrastante in Congregation (1999), costituito da un corpo ligneo ricoperto da ganci metallici. La levigatezza del bronzo si impone spesso nei primi anni del 2000, accostata anche a sperimentazioni con la termoplastica, che mima la pesantezza della pietra (Secretions, 2001), mentre proprio quest’ultima si smarca dalle sue caratteristiche fisiche in Bulb (2000). Un motivo di ulteriore interesse è un certo ritorno di Cragg a quella che solo per comodità scritturale chiameremo “figurativo”: a partire da Bent of Mind (2002), un bronzo nero dalle fattezze macro- e bi-cefale, sino al recentissimo Rleatives (2004), profilo umano moltiplicato infinite volte nel legno levigato.
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