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fino al 19.I.2009 | Dennis Hopper et le Nouvel Hollywood | Paris, Cinémathèque Française

di - 24 Novembre 2008
Negli spazi della Cinémathèque Française è presentata l’opera del poliedrico autore americano, figura chiave della narrazione epica di Hollywood. La mostra documenta al contempo gli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia reale e fittizia di quello stesso luogo. Dennis Hopper (Dodge City, 1936; vive a Venice, California) ha infatti miscelato gli spunti provenienti dalla vivace scena artistica losangelina e dal cinema underground con l’esperienza degli anni di recitazione nel cinema hollywoodiano delle grandi produzioni.
La rassegna parigina è suddivisa in cinque sezioni, attraverso le quali si costituisce il ritratto di un Paese e della sua artisticità caleidoscopica, mutevole e radicale. Si comincia con i multiformi ritratti di Hopper, l’uomo e l’attore, e di chi ne influenzò il percorso artistico. In un gesto pressoché sacrificale, vita e arte, ruoli e comportamenti si combinano coerentemente. Hopper compie una revisione di forma oltre che di contenuti. Questione di stile: non si leva il copricapo da cowboy, semplicemente lo indossa alla sua maniera. Consapevole cambio di prospettiva, non antitesi. È questione di indicare, ovvero scegliere, come suggerisce il primo quadro, Green (Entrance), realizzato insieme a Marcel Duchamp.

Si prosegue con una serie di sue fotografie e tele, attraverso le quali Hopper rinnova l’iconologia americana. La struttura interna alla cornice indica che si potrebbe essere di fronte a immagini degli anni ’50, ma i soggetti sono neri, hippy e personaggi della scena underground.
Poi si passano in rassegna i grandi successi che inaugurano un nuovo approccio al medium cinematografico. L’operazione di Hopper e degli autori della New Hollywood consiste nel sostituire al conformismo dell’American Dream un sogno differente, in cui alla divisione manichea della realtà si sostituisce un mondo ambiguo e a una mitologia imposta dalle immagini mediatiche, l’unicità dell’esperienza. È il momento dell’evasione, della psichedelia e della poetica del detrito della funk architecture.

A seguire, il discorso si concentra sui graffiti, espressione della controcultura vissuta dalle minoranze etniche della città. Infine, nell’ultima sala, l’attenzione è posta sulla musica dei film del cinema hollywoodiano, segnata dal disincanto degli anni ’70, che sfocerà nelle espressioni punk della prima metà degli anni ’80 e dal riappropriarsi della scena da parte delle grandi case di produzione e distribuzione. È la fine della controcultura o Hollywood sarà in grado di rigenerarsi?
Se Rosalind Krauss afferma che il medium utilizzato da Ed Ruscha è l’automobile, si può individuare nella Harley, simbolo di individualità anti-borghese, quello di Dennis Hopper.

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emanuele fontanesi
mostra visitata il 30 ottobre 2008


dal 15 ottobre 2008 al 19 gennaio 2009
Dennis Hopper et le Nouvel Hollywood
a cura di Matthieu Orléan
La Cinémathèque Française
51, Rue Bercy – 75012 Paris
Orario: da lunedì a sabato ore 12-19; giovedì ore 12-22; domenica ore 10-20; martedì chiuso
Ingresso: intero € 7; ridotto € 6
Catalogo Skira-Flammarion
Info: tel. +33 0171193333; fax +33 0171193201; contact@cinematheque.fr; www.cinemathequefrancaise.com

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