Un inverno all’insegna dell’illustrazione e della bande-dessinée. Negli ultimi tre mesi a Parigi sono stati presentati al grande pubblico i lavori di Willem, storica firma satirica di Libération, di Cabu, illustratore di numerose riviste francesi, all’Hotel de Ville, ed infine di Hergé. Il maestro belga dell’avventura a fumetti viene celebrato in occasione del trentennale del Centre Pompidou che, in collaborazione con la Fondazione Hergé, ha raccolto centinaia di schizzi, disegni, fotografie e pubblicazioni rare. Un classico che non passa di moda e che fa sognare attraverso le avventure del giovane e intraprendente giornalista Tintin e del suo fedele cane Milou.
La mostra è suddivisa in due aree del museo. L’ammezzato raccoglie i momenti più importanti di Hergé, disposti in cinque vetrine e mostrati al pubblico attraverso documenti, foto e pubblicazioni. È possibile così ripercorrere la vita di George Remi –che diverrà Hergé prendendo le iniziali invertite del nome- dalla sua nascita nel 1907 a Bruxelles fino alla morte, avvenuta nel 1983. L’illustratore belg
Ma Hergé rimane anche un caso politico di grande eccezione. Le numerose vignette e foto del suo periodo di scoutismo mettono in luce una figura profondamente cattolica e di destra. Non a caso il primo racconto Au pays des Soviets avviene sullo sfondo di una Russia comunista. In risposta ad accuse di integralismo, Philippe Goddin, autore dei cinque volumi sulla biografia di Hergé, risponde che l’autore di Tintin “era un uomo di destra, ma anticonformista, che negli ultimi anni di vita ripeteva spesso la frase di Nietsche: ‘Tutte le convinzioni sono una prigione’”.
Ma al di là dell’uomo, dei suoi amori e delle sue paure –raccontate in maniera informale e divertente attraverso le risposte al questionario di Proust stampato su una grande parete– la seconda parte della mostra nei grandi spazi del piano sotterraneo si concentra sulle opere e i personaggi dell’immortale saga di Tintin.
giulio zucchini
mostra visitata l’8 gennaio 2007
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