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fino al 19.VIII.2007 | Summer Exhibition 2007 | Londra, Royal Academy of Arts

di - 23 Luglio 2007

Con la vastità di 1.100 opere divise in 10 sale, questa mostra si offre come somma e sintesi delle principali tendenze attuali in campo artistico, e di mercato. La maggior parte delle opere esposte infatti è in vendita, e il loro prezzo è pubblicato sulla List of Works che il visitatore riceve all’ingresso.
Se l’esposizione parte con alcune opere di membri onorari della Royal Academy (come Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Mimmo Paladino, Antoni Tapies) essa entra poi subito nel vivo della provocazione e della novità con allievi o famosi ex-allievi dell’Accademia. Con opere come Jess on the toilet, di Marcus Harvey e The library at Elsinore, di Tom Philips. Quest’ultima è un trompe l’oeil in cui campeggiano anche libri veri riverniciati di grigio e recanti sulla copertina non i titoli originali, ma citazioni di opere shakespeariane: l’aspetto curioso, scoperto dall’artista, è che veramente l’autore di ciascun libro aveva pubblicato nella sua vita un lavoro intitolato prendendo a prestito una frase dell’Amleto.
Si prosegue con una panoramica di dipinti, disegni ed incisioni in cui il soggetto più comune sono i tipici paesaggi inglesi e città italiane come Roma, Venezia e Siena, per arrivare a vedute urbane di quartieri londinesi. Purtroppo però le pareti fittissime distolgono l’attenzione dalla maggior parte delle opere. Qualcuno comunque riesce a spiccare. Tra questi Frederick Cuming, Bill Jacklin, DavidRemfry, Alessia Avellino e Ken Howard.
Finché non si arriva di fronte all’opera di David Hockney, cui è dedicata un’intera parete su cui sono assemblati 50 pannelli a formare un unico monumentale olio su tela, Bigger Trees near Warter or/ou Peinture sur le motif pour l’age post-photographique: l’opera più grande mai esposta alla Royal Academy, creata quasi interamente en plein air. Ad essa si avvicina per dimensioni soltanto l’installazione di Anselm Kiefer, composta da radici sorrette da fili metallici poggianti su una superficie ricoperta di fango.

Esito originale, per lo stile piatto e i colori artificiali degli acrilici su alluminio, raggiunge anche Michael Craig-Martin nei suoi Self portrait e Reconstructing Seraut (Orange).
Non è trascurato nemmeno l’astrattismo: alcune opere sembrano spente citazioni degli intramontabili modelli di Burri e Fontana, mentre altre riescono a raggiungere risultati più inediti, come accadde per Rough Spere di David Nash.
Giunti alla sala sull’architettura, che uno dei curatori, Ian Rithchie, ha voluto far rivestire da pareti interamente blu per portare “la luce direttamente dentro la stanza”, si viene improvvisamente catapultati in una dimensione futuristica, con progetti visionari di alcuni degli studi e degli architetti più famosi, tra i quali lo stesso Ritchie, Norman Foster, Chris Wilkinson, Arata Isozaki, Frank Gehry e Zaha Hadid. Schizzi, fotografie, immagini e modellini che testimoniano le tante e svariate forme di comunicazione a cui oggi si affidano gli architetti.
Anche la sala sulla fotografia, genere mai inserito prima all’interno della Summer Exhibition, celebra la luce. Bill Woodrow ha scelto fotografie e immagini rielaborate al computer o stampate con tecniche inusuali per mostrare come la fotografia sia ora più che mai finzione, ma al contempo mezzo espressivo di profonda bellezza. Lo dimostrano paradossalmente due opere opposte: Untitled 49 (Atlanta), in cui Paul Graham riesce a ricreare un panorama dietro un apparente bianco totale, e Untitled di Nim Yan Chan, macchia nera da cui emerge nell’unica zona illuminata il volto di un vecchio pazientemente fermo ad aspettare l’autobus.
La scultura taglia trasversalmente diverse sale, comprendendo opere di forte denuncia (Reflections on the post humans, il neonato alimentato a corrente di Wheadon e A trilogy: the iconoclasts di Colin Self) e ha una sala interamente dedicata alla produzione tedesca, fortemente voluta da Tony Cragg, in cui spicca Group of 4 male figures di Stephen Balkenhol.
Nel mezzo della Central Hall, ad accompagnare White light walk di Richard Long, si trova Time in water di Tatsuo Miyajima, moderna fontana tecnologica dall’effetto quasi ipnotico, in cui le tradizionali monetine sul fondo sono sostituite da luminescenti e cangianti cifre digitali. Nell’ultima sala il curatore Paul Huxley conferisce alla luce il ruolo di assoluta protagonista, scegliendo artisti che giocano con essa per divertire lo spettatore (l’illusionistico cubo al neon di Jeppe Hein), o sorprenderlo (Passage into night, del 2005, di Bill Viola, primo esempio di videoarte mai esposto alla Summer Exhibition).

link correlati
La mostra illustrata sala per sala

elisa scuto
mostra visitata il 17 giugno 2007


dall’11 giugno al 19 agosto 2007 – Summer Exhibition 2007
Royal Academy of Arts, Burlington House, Piccadilly – London W1J 0BD
Orario: tutti i giorni 10–18, tranne il venerdì 10-22
Biglietto (include la list of works): intero 6 £, ridotto 3 £/ +60 6£/8-11 anni 2£/fino a 7 anni ingresso libero – Info: tel. +44 0870 848 8484 – info@royalacademy.org.ukwww.royalacademy.org.uk


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