In un momento in cui i linguaggi del video tendono sempre più spesso ad un frazionamento sincopato della narrazione, Bill Viola (New York, 1951) rimane fedele alla sua caratteristica lentezza, all’ampio respiro delle riprese realizzate con grande ricercatezza fotografica, ad una non-narratività ricca di simbolismi che intessono molteplici significati e rimandi. Senza mai cadere nello scontato o nel già detto.
Come in Night Journey (2005), una delle videoinstallazioni centrali dell’esposizione che la James Cohan Gallery gli dedica, in cui si ritrovano i dualismi che spesso ricorrono nella poetica di Viola, mutuati dalle filosofie orientali e dall’alchimia e dallo spiritualismo occidentali: luce/buio, maschile/femminile, immagine/riflesso, dinamismo/statica contemplazione. In un ambiente completamente buio lo spettatore assiste ai diversi rituali compiuti, in successione, da un uomo e da una donna. L’uomo emerge dall’oscurità camminando in lontananza su una superficie d’acqua, attraversa un falò e assume per un attimo le sembianze di un angelo. La donna (simile a quelle rappresentate nei lavori precedenti che si rifanno dichiaratamente alla tradizione pittorica rinascimentale) gli fa da contrappunto, accendendo una dopo l’altra una serie di candele votive e allontanandosi anch’essa su uno specchio d’acqua per entrare, questa volta, nell’ombra. Entrambe le figure richiamano nei propri gesti antiche leggende, rituali di iniziazione e di devozione legati all’acqua (
L’incessante circolarità e ambivalenza si ritrovano in tutte le opere in mostra: da Ablutions e Dissolution (2005), che sottolinea il dualismo anche nella disposizione a dittico degli schermi, a Becoming Light (2005), dove due corpi di uomo e di donna, questa volta avvinghiati, intessono nell’acqua, elemento primigenio per eccellenza, una danza erotica che termina nelle sue profondità, in una bolla d’aria dalle sembianze di un uovo, che si riduce man mano a un punto lontano…
E non è solo l’uomo al centro delle immagini di Viola: un esempio è The Darker Side of Dawn (2005), videoinstallazione di un’ora che riprende il trapasso dalla luce al buio e di nuovo alla luce di un paesaggio dominato da una quercia imponente. I passaggi riprendono e riducono il ciclo immutabile del sole attraverso la giornata, inducendo lo spettatore non solo a soffermarsi, ma a fermarsi materialmente per coglierne le variazioni.
Perché, sembra suggerire Viola, in natura ogni essere è unico e allo stesso tempo parte di un instancabile, insondabile “tutto” in perfetto equilibrio e in continua mutazione. Di cui l’uomo è solo un (affascinante) particolare.
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monica ponzini
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così, a occhio e croce, una palla pazzesca!