L’immedesimazione che si trasforma in finzione esaltando la potenzialità ingannatrice della fotografia, che “non è l’immagine di qualcosa bensì la sua rappresentazione oggettuale”. Decostruzione e sovversione del concetto di tradizione e modernità nell’arte, nella continua opposizione all’autorità e a tutto ciò che controlla, ordina, stabilisce. Questa l’affermazione di Robert Heinecken (Denver, 1931 – 2006), artista formatosi nel filone del Post-modernismo, commemorato in una personale al Museum of Modern Photography del Columbia College di Chicago.
Acuto e coraggioso dissacratore della società moderna, Heinecken è stato uno dei primi ad individuare la forza manipolatrice e perversa che la ripresa filmica e fotografica produce su di noi e sulla collettività in genere. Con il suo lavoro ha tentato di risvegliare le menti sopite di chi guarda i messaggi lanciati dai media e dalla pubblicità , assorbendone acriticamente i significati. Sotto i nostri occhi corrono migliaia di immagini che imbrigliano i pensieri in pacchetti preconfezionati di idee e informazioni. Le sue immagini destano dal torpore nell’istante in cui si colgono gli aspetti chiave del suo lavoro: manipolazione, appropriazione, ripetizione e serialità , espressi tramite effetti grafici, collage filmici e fotogrammi riprodotti. I temi spaziano dalla sessualità alla politica, da un sereno intimismo delicatamente provocatorio all’ironia sfacciata ed esplicita di un nudo di donna pornograficamente esposto. Del resto Heinecken credeva fermamente (e come dargli torto) che l’uso e l’abuso del sesso nella pubblicità non costituisca un passaggio sfumato e graduale dalla moda al porno, bensì un vero e proprio continuum. Heinecken si è interessato infat
Dopo l’ostracismo vissuto nell’era del politically correct tra gli anni Ottanta e Novanta, Heinecken si è rivelato come illuminante veggente delle odierne strategie pubblicitarie, che hanno via via abolito il sottile confine tra sensualità e pornografia. La fotografia non è altro che “la consunzione e la rovina presenti nella società moderna”, emblematicamente rappresentate in questa mostra dai corpi di donna accanto a vaschette di cibo. Stesso supporto mediatico, stessa oggettualità . La pellicola patinata propone, nascondendole, le curve di donna e le ombre di un pomodoro. Entrambi oggetti di uso e consumo, destinati alla consunzione.
maria teresa bonfatti sabbioni
mostra visitata il 10 febbraio 2007
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