La mostra, sull’identità dell’oggetto d’arte e non solo,
si apre con 100 queues, in cui le foto di lunghe file d’attesa sono state plasmate attorno a
cilindri che meccanicamente ruotano su se stessi, ricordando i rulli delle
preghiere tibetane. Rigidamente allineate mostrano la noia, l’apatia nelle
società odierne.
Sonora e imponente l’opera I keep falling at you, con innumerevoli microfoni neri
sospesi sulle teste dei visitatori che diffondono voci, tra le quali una poesia
sulla libertà letta dall’artista. Un’opera che ricorda Singing Cloud, composta da altrettanti
microfoni, metafora questa della paura. “Utilizzo delle tecnologie, come il
microfono, che simboleggiano secondo me i sistemi in gioco nel controllo dell’informazione
e delle persone nelle società d’oggi”, dichiara l’artista.
Di forte impatto emotivo è Skewers: 185 spilloni e ganci metallici,
delle dimensioni di 457 centimetri, si ergono sopra lo spettatore che, dato
l’esiguo spazio, è costretto a contemplare nella quasi totale immobilità
l’aggressività dell’opera. La memoria del corpo viene così risvegliata e
diventa parte dell’opera, così come in Shadow 3. Qui, attraverso un gioco di
proiezioni, il visitatore interagisce con la sua ombra e con oggetti visibili
sulla tela bianca, come a voler sottolineare che chiunque, attraverso la sua
azione, può contribuire a cambiare la società.
Da qui il significato politico e sociale dell’opera di
Gupta, che si fa esplicito in Half widows, un’opera video che evoca il conflitto tra India e
Pakistan nella regione di confine del Kashmir e le oltre 1.500 vedove. Le
domande continuano in I look at things with eyes different from you, scritta riportata su uno
specchio, o in BlindStarsblind, scritta circolare a luce alternata, sul valore simbolico
delle parole. Ancora parole con Flapboard, che s’ispira ai pannelli segnaletici degli
aeroporti in cui l’artista, tra cifre e citazioni, gioca a invertire
meccanicamente le lettere delle parole per ricostruirle correttamente subito
dopo, riportandoci alla teoria sulla conoscenza linguistica innata di Noam
Chomsky. Heat book (2009) è invece un libro aperto senza parole, in cui pagine
di acciaio, emanando un forte calore, tengono lontano ogni desiderio di
sfogliarlo. Una critica alla dittatura di certi testi?
La mostra si chiude con Cage, metafora della libertà, in cui
tre gabbie vuote si riempiono l’una dell’altra, e Security Belt, una cintura di 10 metri,
riflessione sull’angoscia e la paranoia nell’oscura cantina del vecchio
maniero.
Shilpa Gupta a Parigi
Con LeWitt e Pistoletto a San Gimignano
livia de leoni
mostra visitata il 4 settembre 2010
dal 26 giugno al 24 ottobre 2010
Shilpa Gupta – Blandy Art Tour(s)
Château de Blandy-les-Tours – 77115 Blandy-les-Tours
Orario: da mercoledì a lunedì ore 10-12.30 e 13.30-18
Ingresso: intero € 6; ridotto € 4€
Catalogo con testi di Damien Sausset
Info: tel. +33 160591780; chateaudeblandy@cg77.fr; www.seine-et-marne.fr
[exibart]
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