L’espressione retorica francese ha attraversato tutto il lavoro di Thomas Demand (Monaco, 1964), sin dai primi anni Novanta. Diciannove fotografie di grande formato sono esposte in questa mostra semi-tematica, che inizia alla fine di una rampa di scale dove uno speciale strumento, disegnato da Caruso St. John Architects, consente di vedere Rolltreppe/Escalator (2000). Ispirato dalla notizia dell’arresto a Londra di una gang di criminali grazie alla registrazione di una telecamera di sorveglianza posta su delle scale mobili, il video sottolinea come queste ultime siano diventate soprattutto strumento di controllo e monitoraggio.
L’artista tedesco, che ha rappresentato la Germania alla Biennale di San Paolo nel 2004, ha esordito come scultore ma è attualmente conosciuto per il suo singolare approccio alla fotografia: dal 1993 infatti, attraverso un complesso e lungo processo, traduce le immagini di luoghi, eventi storici o politici, in modelli a dimensione naturale fatti di carta e cartone, che dopo essere stati fotografati vengono distrutti.
In mostra le immagini di scale predominano. In Treppenhaus/Staircase (1995) ritroviamo le scale della scuola superiore frequentata da Demand, che costruita negli anni Cinquanta in stile Bauhaus, alludeva all’idea utopica che l’architettura potesse creare un futuro migliore. In Landing (2006) esposta qui per la prima volta, ritroviamo la ricostruzione di un evento tragicomico avvenuto al Fitzwilliam Museum di Cambridge. Un visitatore, cadendo per le scale, ha mandato in frantumi lo scorso anno i più importanti artefatti conservati dal museo, tre vasi orientali del diciottesimo secolo.
Queste scene, a prima vista reali, rivelano la loro vera natura soltanto avvicinandosi. La presenza o la mancanza di alcuni dettagli creano tensione e sospetto. Viene da pensare che alcune immagini siano la scena di un crimine (Shed, 2006). Altre catturano la nostra attenzione per la complessità della realiz
Immagini di spazi, corridoi e ascensori, che come le scale conducono da un luogo ad un altro, si alternano ad altre solo apparentemente innocenti. Poll (2001) allude, con il suo nitido arredo d’ufficio, alla battaglia legale intorno al conteggio dei voti in Florida durante le elezioni presidenziali del 2000 negli Stati Uniti d’America. L’assenza di tastiere sui telefoni, di appunti sui post-it e in generale di scritte, anche sulle scatole degli archivi di Archiv/Archive (1995), non fa che raffreddare la temperatura dell’opera, che si propone di offrire solo una traduzione della realtà e non una sua interpretazione.
Space Simulator (2003), posta alla fine del percorso espositivo, allude già nel titolo al fatto che l’uomo contemporaneo non ha più una conoscenza immediata e diretta della realtà. Di carta grigia, dello stesso tono che si ritrova in tante delle sue foto esposte, l’artista ha voluto ricoprire anche le pareti delle sale.
L’esperienza di scendere le scale per uscire dal museo non lascia indifferenti. Una scala taglia anche le pagine del catalogo. Tra i testi sono stati inseriti pensieri e progetti contenenti scale di Michelangelo Antonioni.
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www.thomasdemand.de
antonella guarracino
mostra visitata il 3 marzo 2007
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