Atmosfere sospese, tra desolazione e muti dialoghi. Personaggi come manichini in scenari quotidiani e surreali al tempo stesso. Edward Hopper (Nyack, 1882 – New York, 1967) approda, dopo il soggiorno europeo, ad un linguaggio che, seppur debitore nei confronti dell’Impressionismo, lascia trasparire le sue origini americane. Tutto ha inizio alla New York School of Art, dove entra a diciotto anni. Ma è il viaggio nel Vecchio Continente a permettere la maturazione dell’artista, che mostrerà anche nelle opere successive il debito nei confronti delle sperimentazioni europee di fine Ottocento, più che delle istanze avanguardistiche. Il soggiorno a Parigi tra il 1906 e il 1910 è testimoniato dalle numerose vedute della città, nonché da evidenti studi sulla luce, ereditati dall’Impressionismo francese. Le tonalità chiaro-grigiastre trovano un forte contrasto nei contorni scuri, mentre i colori pastosi sono stesi grazie a corpose pennellate, di matrice espressionista.
Interessante la serie di paesaggi realizzati tra il 1912 e il 1914, dove la scomposizione geometrica delle rocce richiama Cézanne e l’infrangersi delle onde i numerosi studi di Monet in Normandia. Ma è Degas il grande riferimento di Hopper, elemento evidente negli scorci e nei tagli asimmetrici, oltre che nella rappresentazione di interni dove le donne sono protagoniste. In Summer Interior (1909) una donna seminuda con il capo chino si aggrappa ad un letto sfatto, mentre in New York interior (1921) una ragazza di spalle dai capelli lunghi richiama proprio le bagnanti del grande pittore francese, riferimento “aiutato” dal tutù che la protagonista indossa.
Consistente la produzione grafica in mostra, che ripercorre l’impegno di Hopper come illustratore pubblicitario per la C. Phillips & Co., ma anche la presenza di incisioni ed acquerelli, accompagnati da numerosi bozzetti a carboncino. Procedendo attraverso la produzione degli anni Venti e Trenta, si arriva al capolavoro dell’esposizione, Nighthawks (1942), che evoca il fascino della street life americana, seppur caricata di un senso di solitudine che lo avvicina ad un altro celebre dipinto di Degas, L’Assenzio.
L’atmosfera rarefatta e lo spaesamento delle figure ricorda anche Giorgio de Chirico, con le sue statue-manichini e i colori smaltati. Tuttavia, se la metafisica dechirichiana suggeriva di scavare oltre il dato reale, allargandosi dunque ad un piano connotativo, i dipinti di Hopper restano a quello denotativo, mettendo in scena una realtà che rimane cio che è, e che pertanto si carica di una drammaticità sommessa, quasi torbida. Non stupisce quindi che Alfred Hitchcock abbia guardato alle atmosfere hopperiane, così come ad Hopper hanno guardato gli artisti dell’Iperralismo americano, passando per le pompe di benzina abbandonate di Ed Ruscha
(si veda ad esempio di Hopper, Cape Cod Sunset, 1934).
Una quotidianità tutta americana dunque, che si appoggia sulla desolazione degli spazi, ma anche sulla frammentazione del soggetto e sulla solitudine individuale. In un gioco di rimandi tra esterno ed interno carico di malinconia.
articoli correlati
75 volte Whitney
alessandra troncone
mostra visitata il 12 novembre 2006
In questa intervista a margine della sua mostra negli spazi di MARTHA, a Palermo, Giusi Sferruggia ci racconta la sua…
Il progetto di Fulvio Morella, presentato in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, raccontato in un libro…
Negli spazi milanesi di Artopia, una mostra collettiva riunisce le opere di Kesewa Aboah, Alberte Agerskov, Aléa Work, Dimitra Charamandas…
Il Guggenheim Museum di New York ripercorre la sua storia espositiva e la propria collezione per rileggere la Pop Art…
La Via Artis sul Plan de Corones, nelle Dolomiti altoatesine, lancia una open call per un’opera site specific a 2.275…
La Galleria Arrivada presenta In attesa del tempo, personale di Luciano Sozio (14 aprile–12 giugno 2026), a cura di Angela…
Visualizza commenti
troppo eurocentrica questa lettura di hopper. le suggestioni naturalmente ci sono, ma c'è uno specifico americano nettamente prevalente che in nessuna pittura europea si riscontra. molto più interessante sarebbe un parallelo con il cinema americano.