Dai graffiti Basquiat arriva a un primitivismo
urbano che ricorda le forme geometriche e senza prospettiva dell’arte primitiva,
vicine all’espressionismo di Die Brücke ma anche a Picasso, che il giovane nero newyorchese conosceva e apprezzava. Dell’artista
da strada conserva il gesto vivido e spontaneo e il gusto per i supporti spogli
e anonimi, come il muro o i vecchi cartoni, prima per mancanza di denaro e poi,
dopo il successo, per dare maggior forza al messaggio pittorico: “Basquiat
dipingeva su tutto quello che gli capitava in mano: frigo, camici da
laboratorio, scatole in cartone, finestre, porte, cornici, vecchie tavole di
legno”, sottolinea Dieter Buchhart, co-curatore della retrospettiva.
Basquiat va oltre la comunicazione concettuale per toccare
la sfera emotiva, creando un codice grafico originale e fresco che rievoca la
storia del suo popolo, come in Undiscovered genius of the Mississippi Delta (1983), o affronta tabù come la morte in Eroica II (1988), in
cui la ripetizione delle parole “men dies”, accompagnate da un segno a forma di zampa di corvo, ne profetizzano
la scomparsa per overdose il 18 agosto dello stesso anno.
Nonostante la mancanza di linearità, in una sorta di
confusione, le sue opere piene e colorate, sono rigorose e attente al
dettaglio, come la corona regale che ritorna come un marchio, o le tele montate
su grezzi telai a croce retti da una corda sfilacciata, come in CPRKR (1982), o ancora
tele lasciate spiegate sullo chassis come in Cassius Clay (1982).
In soli dieci anni, Basquiat conobbe successi e insuccessi, grandi
collaborazioni artistiche come quella con Andy
Warhol, a cui la mostra dedica una
sala, e con Francesco Clemente. Basquiat è riuscito a vendere
tutte le opere esposte in una serata, ma ha anche vissuto fiaschi clamorosi,
come quello presso la Tony Shafrazi Gallery nel 1987, che accolse la mostra
realizzata insieme a Warhol.
La retrospettiva ripercorre i suoi intensi rapporti con galleristi come Emilio Mazzoli di
Modena, che lo accolse nel 1981 per una prima mostra personale italiana, Annina Nosei che lo alloggiò
nel sotterraneo della sua galleria newyorchese, Bruno Bischofberger di Zurigo, ma
anche Larry Gagosian di Los Angeles, Mary Boone di New York e Daniel Templon e
Yvon Lambert di Parigi. Insomma, una mostra che fa rivivere la vita breve e
intensa del mitico Radiant Child,
come lo definì nel 1981 René Ricard in un articolo apparso su Artforum e che lo inserì in quella tradizione della storia dell’arte
che lo riallaccia a Jean Dubuffet.
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mostra visitata il 4 novembre 2010
dal 15 ottobre
2010 al 30 gennaio 2011
Jean-Michel
Basquiat
a cura di Fabrice Hergott
Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris
11, avenue du Président Wilson – 75016 Paris
Orario: da martedì a domenica ore 10-18; giovedì ore 10-22
Ingresso: intero € 11; ridotto € 8
Catalogo Paris-Musées,
€ 34
Info: tel. +33 0153674000; fax +33 0147233598; www.mam.paris.fr
[exibart]
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