E’ il punto estremo in cui Natura e Arte si fondono, e nella fusione sembrano essere l’una speculare e indispensabile all’altra: questo il territorio d’indagine del video-artista e pittore finlandese Osmo Rauhala. Come un attento paesaggista ottocentesco, sedotto dai colori intensi delle foreste e dei cieli del nord, Rauhala costruisce le sue storie alternando la videocamera ai pennelli.
La Natura si fa Arte, mentre viene registrata nelle sue più semplici ma eloquenti manifestazioni: il volo di un gabbiano, gli stormi di uccelli migratori, la quotidiana lotta per la sopravvivenza di cerbiatti e lupi, le nuvole “elettriche” cariche di pioggia… Luogo di intime riflessioni, l’universo naturale diviene causa ed effetto di analisi introspettive esistenziali. Qui ci si interroga sul perché del vivere umano, soffermandosi sul senso di certe regole che, solo se ricercate nella semplicità di aspetti primordiali e a-temporali, sembrano trovare risposta. Rauhala riporta fedelmente ciò che la videocamera documenta, facendo coincidere il tempo della ripresa con quello della realtà e, successivamente, rallentando le immagini attraverso un effetto di slow motion: l’obiettivo indugia sul particolare, nel tentativo di (farci?) cogliere il movimento primo dal quale le azioni successive dipendono e nel quale assumono significato.
I punti di indagine che l’artista affronta sono evocati, con chiarezza, dai titoli dei lavori (qui i più recenti, compresi tra il 2000 e il 2004): Against the Wind, System Complexity, The Birth of Evolution, The Nature of Ethics, Sheep and Wolves.
Diviso tra la caotica New York (“…one of the most urban places in the world…”) e la tranquillità della campagna finnica di Siuro, Rauhala sperimenta quotidianamente realtà fortemente antitetiche, stabilendo connessioni tra i comportamenti umani e quelli animali (in prevalenza le numerose specie che popolano la sua terra d’origine) e individuando nell’ordine casuale e rigoroso della natura – certi rituali congeniti, certe ripetizioni ossessive- gli archetipi del nostro essere e del nostro divenire.
L’esposizione prosegue poi con recenti lavori pittorici. Su campiture monocrome essenziali (che dei video sembrano riproporre i silenzi) si stagliano forme apparentemente astratte; ad una più attenta analisi si scorgono figure di animali parossisticamente ingrandite, scorci naturali ritratti nel dettaglio/frattale e ci si immerge, verticalmente, in un mondo governato da segni primari, da una scrittura genetica nascosta che attraverso il particolare dirige l’universale. Non è importante qui stabilire se la Natura sia amica o nemica. Rauhala sembra scorgerne l’etica ancestrale che apertamente regola le minime azioni del nostro universo, nello stesso modo in cui avviene, in maniera più plateale, nel microcosmo nordico dal quale l’artista è stato – fisicamente e metaforicamente – circondato fin dalla nascita.
link correlati
www.osmorauhala.net
gaetano salerno
mostra visitata il 3 giugno 2004
Cosa resta di una performance? A porre la domanda, e a darne la risposta, è la stessa direttrice Elsa Barbieri,…
Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…