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fino al 5.VI.2005 | Adriana Varejão – Chambre d’échos | Parigi, Fondation Cartier

di - 23 Maggio 2005

Movimento, vitalità, artificio: Adriana Varejão porta con sé da Rio de Janeiro un universo antropofago, che ingurgita frammenti di storie quotidiane, miti legati alla scoperta del nuovo mondo, immagini del passato e del presente, producendo una stupefacente opera ibrida.
Il Barocco -“uno stile atemporale”, dice l’artista a Hélène Kelmachter nell’intervista in catalogo- è la linea invisibile che collega questi oggetti. Barocco come espressione di una carnalità sontuosa, di un erotismo debordante, di maschere che nascondono lasciando però intravedere il loro segreto.
Celacanto provoca maremoto (2004), Linda da Lapa e Linda do Rosário (2004) sono state create per l’esposizione personale alla Fondation Cartier, nel quadro della manifestazione Brésils Brésils, anno del Brasile in Francia. La prima è una grande parete di azulejos, formata da 48 tele trattate con colla e gesso e poi dipinte con i colori tradizionali, bianco e blu. L’opera evoca un misterioso graffito molto diffuso a Rio verso la fine degli anni 70: “celacanto provaoca maremoto” Il celecanto è un pesce preistorico che vive negli abissi, ormai in via d’estinzione. La misteriosa frase catturò allora l’attenzione dei giornali che ne diedero diverse interpretazioni. Pareva un messaggio in codice, un motto rivoluzionario in piena dittatura militare. Si scoprì infine che il graffito, opera di alcuni ragazzini, riportava la battuta di un personaggio della serie televisiva “National Kid”. Nel lavoro della Varejão ogni tela è un frammento di un motivo decorativo barocco, ma l’assemblaggio disordinato delle parti crea un disegno travolgente: una potente onda, scomposta e vorace, supera le pareti trasparenti dello spazio espositivo per espandere la sua forza anche sul mondo al di fuori.
La stessa dialettica interno/esterno si ritrova nella altre due opere nuove, entrambe ispirate ad un fatto di cronaca, il crollo di un albergo a ore nel centro di Rio. Sembra che sotto le macerie sia stata trovata una coppia sorpresa dalla morte nell’atto dell’amore. Adriana mette in scena dei muri in rovina ricoperti all’esterno da azulejos colorati. La parte interna, resa visibile dalle fratture, è invece costituita di materia viva, pulsante, una struttura di carni e membrane non riconducibile ad un solo corpo umano, ma all’idea stessa della carnalità.
Questa natura che si ribella alla cultura, questa sensualità che preme e invade l’universo razionale, emerge anche tra gli azulejos di Proposta para uma catequese (1993), tela ispirata a una serie di incisioni di Théodore de Bry (1592) che rappresentano scene di antropofagia tra gli indios tupi. L’artista sostituisce però una delle figure in primo piano con un Cristo, creando così un parallelismo tra l’immagine cruenta e il miracolo della transustanziazione.
In Azulejaria branca em carne viva (2002) e Parede com incisões a la Fontana (2002) le ferite rendono la tela un corpo, rivestito da una pelle di azulejos che, se lacerata, rivela un interno caotico, mostruoso. La riflessione sulla relazione tra pittura e supporto è presente anche nella serie Saunas (2004), immagini di bagni immacolati, interamente rivestiti di piastrelle monocrome. L’artista riesce a creare l’illusione di spazi nudi, labirintici, virtuali, eppure per definizione legati all’irruzione della fisicità e del piacere. Invitando ad attraversarli.

giulia lamoni
mostra visitata il 6 maggio 2005


Adriana Varejão – Chambre d’échos
Parigi, Fondation Cartier pour l’art contemporain – 261, Boulevard Raspail
métro : Raspail, Denfert- Rochereau
orari : tutti i giorni 12-20, lunedì chiuso
Ingresso: 6.5 €, ridotto 4.5 €.
Info: +33 (0)1 42 18 56 50
www.fondation.cartier.fr
catalogo : Adriana Varejão- Chambre d’échos, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris/ Actes Sud, Arles. Autori : Philippe Sollers, Paulo Herkenhoff, Adriana Varejão


[exibart]

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