E’ un evento nazionale e internazionale l’anniversario che il Danish Design Center in questi giorni celebra mettendo in mostra non solo gli evergreen, oggetti che sono entrati nel quotidiano di milioni di persone, ma anche i nevergreen, oggetti e progetti che al contrario sono stati fermati dal pollice verso di produttori prima e consumatori poi.
Arne Jakobsen è un mito irraggiungibile. Dopo di lui, generazioni di designer si sono dovuti confrontare con una semplicità di linee e di concetto che è quasi impossibile superare.
Scabro e essenziale fino all’osso, amato, odiato, copiato fino all’inverosimile, Arne Jakobsen fa indubbiamente parte dell’orgoglio e dell’identità nazionale dei danesi di oggi. Un Arne Jakobsen si riconosce all’istante e non si dimentica, non passa mai di moda – al contrario.
Ma perché tanto successo, tanta venerazione? Cosa rende Arne Jakobsen tanto unico e speciale? Le proporzioni, innanzitutto. Lo studio attento e dettagliato – che tradisce una passione quasi commovente – delle forme, e la scelta rigorosa dei materiali trasformano banali oggetti di uso comune in vere opere d’arte, che suscitano stupore, desiderio e ammirazione. Arne Jakobsen non amava sentirsi definire designer industriale, eppure fu proprio lui a prendere le distanze dalla produzione artigianale (la macchina garantisce una perfezione matematica che nessun artigiano può raggiungere) e a scegliere come punto di partenza per i suoi progetti a produzione di massa.
Il Danish Design Center, dove perfino i tavoli e le sedie del caffè sono rigorosamente degli Arne Jakobsen, come pure le maniglie e l’arredamento nei bagni, apre le porte su un percorso interattivo dove i visitatori possono permettersi il lusso e il piacere di toccare, accarezzare, sedersi, sdraiarsi su oggetti che hanno segnato la storia del design contemporaneo, o navigare nel sito che documenta la mostra stessa.
La mostra evidenzia il processo creativo e produttivo nel design industriale, e attraverso immagini e aneddoti famosi, la personalità del designer – ruvido, geniale, caustico. Una mappa della Danimarca permette di rintracciare i gioielli d’architettura progettati dall’architetto-designer. L’esempio per antonomasia è senz’altro l’Hotel Royal SAS di Copenaghen, dove anche le posate della serie AJ sono state ideate e messe in produzione da Jakobsen – la direzione si vide ben presto costretta a sostituirle con posate più anonime, per far fronte ai regolari furti da parte degli ospiti. La mostra è inoltre documentata in modo eccellente da filmati originali (con sottotitoli in inglese) che i visitatori possono comodamente seguire sepolti nell’abbraccio della poltrona Uovo o alternativamente – per quanto sia preferibile la prima scelta – seduti sulla sedia Serie 7.
Eventi gemellati a quello del Danish Design Center si alternano lungo tutto il 2002 fino al 2003 con la retrospettiva in calendario al Louisiana Museum for Moderne Kunst.
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la più grande collettiva mai organizzata sull’arte contemporanea scandinava al Palazzo delle Papesse di Siena
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www.arne-jakobsen.com
www.ddc.dk
Anna Vian
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