Categorie: around

Fuori confine. Un’intervista con Laura Malacart

di - 17 Dicembre 2001

Laura Malacart vive in Inghilterra da molti anni. Ha studiato prima lingue, poi arte, laurendosi al Royal College e segnalandosi per la capacità di spostarsi con disinvoltura dal video alla fotografia, dalla performance alla installazione. A Londra, dove attualmente vive, è rappresentata dalla Danielle Arnaud Gallery. È inoltre attivamente impegnata nella redazione della rivista Filmwaves, attenta alla sperimentazione cinematografica e in video. Ha partecipato recentemente (dal 1 Ottobre al 11 Novembre) alla mostra Fair Play, curata da Jananne Al-Ani e Frances Kearney per Danielle Arnaud, ed è stata invitata dallo spazio espositivo Comunicarte di Trieste per una mostra/performance.

Raccontaci brevemente degli anni trascorsi in Inghilterra
Vivo in Inghilterra da… devo contare… circa 14 anni. Visto che ne ho 33, sono qui da quando ne avevo 19. In un certo senso la mia vita ‘adulta’ è iniziata qui, primo lavoro, prima macchina, prima esperienza sessuale… ma nonostante ciò, non posso dire di sentirmi inglese, d’altro canto non mi sento neanche italiana. Anche le mie origini italiane sono miste: sono cresciuta in posti diversi e la mia famiglia proviene da località molto disparate. Sono un’ esule volontaria, un ibrido senza radici. Mi sento Europea e sono costituita dalla somma delle mie esperienze, anche questa è un’identita’ e mi calza molto bene. Quindi, anche se ho vissuto in diverse parti del Regno Unito, abitare a Londra per me è l’ideale perchè quando siedi nella metropolitana ti trovi intorno un giapponese, un polacco, un pakistano, un canadese, un irakeno, uno scozzese, un etiope… (intesi anche al femminile, s’intende). Questo caos culturale e le conseguenze che genera sono l’antitesi del provincialismo: una nozione che rigetto fortemente.

Pensi che esista un elemento centrale attorno al quale la tua ricerca si sviluppa?
Quanto sopra si riflette nell’ambito del mio lavoro: un elemento ricorrente nella mia ricerca è l’abbattimento di definizioni e il confronto paradossale di elementi ‘definiti’ differenti. È un aspetto ricorrente sia che metta in questione la rappresentazione (come rapporto tra oggetto rappresentato e realtà, tra materiali e loro funzioni) sia che discuta la soggettività (in quanto costituita da ruoli attribuiti o aggettivi culturali). Spesso la mia ricerca è influenzata da una sensazione, che viene poi analizzata e presentata nei suoi termini contraddittori, in modo che gli elementi costitutivi rivelino la propria natura non omogenea.

A cosa ti stai dedicando attualmente?
Lavoro con tecniche disparate: testo, video, fotografia, performance; anche se fondamentalmente percepisco tutto il lavoro come scultura, perchè la realtà stessa è duttile.
La settimana scorsa ho fatto una performance in una galleria a Trieste (Comunicarte) ed è stata la prima volta che ho ‘esposto’ in Italia, il che mi ha fatto molto piacere. Il lavoro aveva un aspetto fortemente ludico e culminava con il pubblico invitato a suonare l’inno di Mameli su xilofoni giocattolo. Volevo mettere in questione un simbolo culturale che inconsciamente impone autorità e risveglia sentimenti nazionalistici su cui non si riflette mai troppo. Il contesto del “kindergarden” funziona per me in questo senso: le persone devono riimparare qualcosa di molto familiare, usando il codice dei colori corrispondenti a lettere al posto della lingua tradizionale (musica).

C’e’ qualcosa che ricordi con piacere dell’Italia?
Ogni volta che torno in Italia, apprezzo molte cose. Ci sono dettagli a cui sono legata che fanno parte di me stessa, anche se non mi sento nostalgica. Sono molto consapevole del divario culturale che si è creato tra la mia versione di italianità e quella che trovo per le strade.

Articoli correlati
Un’esplorazione dello spazio: intervista con Gaia Alessi
Videoarte: nuova rubrica del portale
La giovane arte: Simone Berti
Link correlati
www.daniellearnaud.com
www.filmwaves.co.uk

Irene Amore
Intervista realizzata il 25 Novembre 2001


Danielle Arnaud
123 Kennington Road
London SW11 6SF
T/F 0044 (0)20 7735 8292
Email danielle@daniellearnaud.com
Orario apertura: Venerdi, Sabato e Domenica, dalle 14 alle 18 (o per appuntamento).

C-Zone
Via Pierluigi da Palestrina
34133 Trieste
T/F 040 372 8526
Email comunicarte@trieste.com.


[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Jenny Saville a Ca’ Pesaro: la carne, il mito e la lezione veneziana

Carne e colore: Jenny Saville arriva a Venezia con una grande personale a cura di Elisabetta Barisoni e visitabile fino…

6 Aprile 2026 0:02
  • Arte contemporanea

La rivolta illustrata di Nanni Balestrini

A sette anni dalla scomparsa, la galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze restituisce la lucidità sovversiva di un artista capace…

5 Aprile 2026 18:06
  • Arte contemporanea

Il corpo insiste: Roberto de Pinto porta la sua pittura ostinata da Galleria Minini a Milano

Roberto de Pinto presenta la sua prima personale alla Galleria Francesca Minini, dal titolo Ostinato: tra pittura e collage, il…

5 Aprile 2026 17:00
  • Mostre

Oltre la fotografia: al Museion di Bolzano gli ambienti di Franco Vaccari raccontano la storia di un artista visionario

A Bolzano, Feedback rilegge il lavoro di Franco Vaccari e le sue intuizioni visionarie sull’opera d’arte come spazio di scambio…

5 Aprile 2026 16:30
  • Arte contemporanea

Chi sono i nuovi protagonisti della Biennale? Sette padiglioni debuttano a Venezia

Dalle lacche del Vietnam alle radici post-coloniali della Sierra Leone: la Biennale di Venezia accoglie sette debutti assoluti che ridisegnano…

5 Aprile 2026 12:54
  • Fotografia

Other Identity #199, altre forme di identità culturali e pubbliche: Ana Priscila Rodriguez

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

5 Aprile 2026 10:30