L’esposizione riunisce i lavori di 10 giovani artisti italiani e 9 israeliani, selezionati da prestigiose giurie di entrambi i paesi, chiamati a confrontarsi con il tema “Italia-Israele. I sensi del Mediterraneo”. Come nota la curatrice Martina Corgnati, “Sensi in italiano è una parola ambigua, che rimanda a due campi semantici ben distinti: da una parte, infatti, ci sono i “cinque sensi” e i loro oggetti, le sensazioni; dall’altra i significati e le loro pertinenze di ordine deduttivo, razionale e logico. “Sensi del Mediterraneo” è un titolo che lascia aperte entrambe le possibilità di interpretazione, collocandosi in un territorio di frontiera che spetta agli artisti elaborare e decifrare”.
Se si pensa ad Israele oggi, una delle prime immagini che vengono in mente è proprio quella della frontiera evocata dalla Corgnati: l’immagine di uno stato che ha dovuto lottare per i propri confini, che al tempo stesso sono teatri di incessanti e drammatiche lotte. Ma una delle più ammirevoli proprietà dell’arte, e di questa mostra, è la sua capacità di rendere i confini fluidi, proprio come il mar Mediterraneo che divide e unisce i due Paesi. Questo non significa azzerare le differenze, ma
Un confronto artistico dunque, ma che diventa subito un confronto umano, non appena si entra nel vivo della mostra, alla sua prima tappa alla Hangar Bicocca di Milano (allestita fino al 22 maggio scorso), con opere di forte impatto emotivo, come nel caso del lavoro Tutto cade e si disfa intorno a me di Andrea Nevi (Foligno, 1985) e Eleonora Beddini (Foligno, 1983), che accosta in un parallelo lacerante i video celebrativi della propaganda nazista sulle Olimpiadi di Berlino del 1936 alle riprese all’interno dell’orrore dei lager: corpi che si tuffano atletici di fianco a corpi che cadono ammassati, richiamando un passato terribile da non dimenticare.
E dal passato si passa all’eterno presente della bella installazione video-fotografica di Roberta Baldaro (Catania, 1975), Altrove, in cui immagini in bianco e nero ritraggono persone affacciate sulla balaustra a guardare il mare: sempre contemporaneamente lì e, appunto, altrove.
Si può leggere un’idea di futuro aperto e molteplice nell’opera di Michal Blumenfel (Tel Aviv, 1976), The Three of Us, una composizione di immagini che rappresenta i riflessi e le moltiplicazioni di un gruppo di artisti, e che riflette sul concetto di identità (mutevole) e di confine (artificiale).
Nel complesso, la mostra riesce a dar corpo a quello che da dieci anni a questa parte è la missione di A.m.a.t.a.: creare, attraverso l’arte e la cultura, un ponte per la pace.
a cura di giulia masperi
dal 3 al 22 maggio 2011, Milano, Fondazione Hangar Bicocca
dal 2 giugno al 30 agosto, Santa Margherita Ligure, Villa Durazzo
autunno 2011, Tel Aviv, ex Stazione Jaffa
Italia-Israele. I sensi del Mediterraneo
Autori: Francesca Arri, Roberta Baldaro, Eleonora Beddini, Claudio Beorchia, Roberta Bernasconi, Francesco Bertocco, Lorenzo Casali, Matteo Cremonesi, Simone Crestani, Valentina Ferrandes, Andrea Nevi, Micol Roubini, Oren Ben Moreh, Michal Blumenfeld, Tarin Gartner, Reuven Israel, Talia Israeli, Anat Rozenson Ben-Hur, Ester Schneider, Guy Yanai.
a cura di Martina Corgnati
[exibart]
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