Adrian Paci, Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo, MUDEC Milano. Ph Jule Hering
In occasione dell’apertura della stagione espositiva 2024-2025 del MUDEC di Milano, Museo delle Culture, che affronta il tema del viaggio, Adrian Paci trasforma la grande vetrata dell’Agorà in una cartografia liquida, in un’onda marina dai chiaroscuri azzurri, grigi e verdastri. Fino al 21 settembre 2025, l’opera site-specific Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo, di Adrian Paci e curata da Sara Rizzo e Katya Inozemtseva, dona una nuova forma ai 950 metri quadrati della superficie vetrata dell’atrio del museo, uno spazio iconico progettato da Chipperfield, trasformando lo spazio in un enorme acquario della memoria, della tragedia e della speranza.
La gigantesca opera, dall’estetica effimera e sospesa, è una storia contemporanea che aderisce allo spazio, una notizia tragica che si astiene dal giudizio, dalla pornografia dell’immagine, dalla tracotanza famelica dei titoli dei giornali. Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo è una texture di azzurri, un mosaico retinato dove ogni tessera racconta una notizia del naufragio. Il lavoro parte dalle singole narrazioni, dal riquadro impaginato sui quotidiani che commentano e descrivono l’accaduto. È un lavoro sulla ricerca, sugli archivi dei giornali, sulla volontà di rendere soggetto-protagonista quel mare che spesso, troppo spesso, resta come sfondo di notizie terribili, di vite finite.
Scrive Adrian Paci: «1997,28 marzo, Venerdì Santo: una piccola motovedetta partita da Valona carica di migranti viene speronata da una corvetta della Marina Italiana. Katër i Radës cola a picco nel canale d’Otranto colpita dalla Sibilla militare. 57 morti, 34 superstiti, 24 dispersi. 1997,13 luglio: io, Melisa, Jolanda e Tea lasciamo l’Albania in aereo diretto verso Bari. Nei passaporti i visti turistici scadranno a breve ma la decisione è quella di rimanere in Italia. Jolanda ha tre anni, Tea nove mesi.»
Il cielo diventa mare e il mare diventa quel luogo del viaggio, uno spazio spaventoso, una geografia da attraversare, un corpo dell’attesa e uno sguardo della speranza. «Il mio non è un lavoro sul tema dell’immigrazione. Non credo all’arte su qualcosa» racconta Paci. Esso diviene una grande onda che aderisce allo spazio, che si fa carico di quelle notizie tragiche, ma che, come un’onda, fluisce via, si trasforma, racconta con la sua energia marina molteplici vite, un’infinità di esistenza, un corollario di sogni.
Le immagini pubblicate sui giornali, che si ritrovano come tessere in ogni singola vetrata dell’Agorà, perdono ogni connotazione, rimangono spoglie, anonime, acquose. Rimane solo l’acqua, un’acqua che si mischia al cielo, un’acqua che parla di 30.000 morti in 10 anni, solo nel Mediterraneo. Mostra un’acqua che si trasforma, da rotta a tomba, che si mischia, si fluidifica e si lega a una nuova vita e a nuove speranze, che porta lontano, attraverso sfumature di azzurro. Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo è un lavoro carico di informazioni, di vite spezzate e sogni mai avverati, è una pelle che si sovrappone al cielo, è un’onda che aderisce alla vita, è una geografia della possibilità, è la speranza di un futuro migliore, di una vita oltre l’orizzonte.
«2015: 4055 morti, 2016: 5136 morti, 2017: 3139 morti, 2018: 2337 morti, 2019: 1885 morti, 2020: 1449 morti, 2021 :2048 morti, 2022: 2411 morti, 2023: 3105 morti.»
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