Kiefer. Le Alchimiste. Milano, Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi. Installation view © ElaBialkowska, OKNO Studio
È la notte del 15 agosto 1943 quando il terzo degli attacchi programmati dal Bomber Command inglese si abbatte sulla città di Milano con oltre 500 tonnellate di bombe e spezzoni incendiari, colpendo e devastando il suo cuore storico: dal Teatro alla Scala all’Ospedale Maggiore, da Palazzo Marino alla Galleria Vittorio Emanuele, fino al settecentesco Palazzo Reale con la prestigiosa Sala delle Cariatidi.
Dal collasso della sala, completata nel 1778 da Giuseppe Piermarini, le perdite sono incomparabili: l’affresco di Francesco Hayez Apoteosi di Ferdinando I, del 1838, ma anche dipinti, stucchi e ballatoi, preziosi fasti del Neoclassicismo milanese sorretti da quaranta cariatidi gravemente ferite dalla violenza dell’attacco. Come afferma un verso della poesia Milano, agosto 1943 di Salvatore Quasimodo: «la città è morta, è morta», nel Ferragosto più tragico della città di Milano. A distanza di più di ottant’anni, la Sala costituisce per la città uno spazio in cui la memoria si è cristallizzata, dove la tragicità della guerra è tangibile nelle crepe delle vestigia rimaste, frammenti di epoche passate in cui ancora riecheggiano le devastazioni della Seconda guerra mondiale. Non è quindi un caso se, nel 1953, si tiene l’esposizione dell’opera Guernica di Picasso tra le mura della sala; né che, nel febbraio 2026, in occasione dell’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, la città abbia promosso un’installazione site-specific senza precedenti di Anselm Kiefer.
Nato nel 1945 in Germania, Anselm Kiefer è un artista la cui pratica lirica e al tempo stesso materica, affonda il suo significato nel calore della storia e nel potenziale narrativo della memoria, intesa come uno scrigno vivo, da reinterpretare costantemente. «Per Kiefer la storia non è un archivio chiuso né qualcosa da osservare con distacco: il passato non si esaurisce, non resta alle spalle, ma si configura come un organismo vivo che continua a interrogare il presente», come sottolinea Domenico Piraina, Direttore di Palazzo Reale.
Anselm Kiefer torna così a Milano – a circa vent’anni dall’installazione permanente I sette palazzi celesti al Pirelli HangarBicocca – con Le Alchimiste (fino al 29 settembre 2026) installazione monumentale ispirata dal riverbero drammatico delle Cariatidi della sala nella quale va a collocarsi. È proprio dall’immagine delle scultoree figure femminili uscite dallo scalpello di Gaetano Callani (Parma, 1736 –1809) che prende forma l’ispirazione per il soggetto di una nuova serie pittorica, dedicata alla figura della donna alchimista.
Ma chi sono queste donne? Eroine? Streghe? Angeli? Ciarlatane? Scienziate?
Come afferma Gabriella Belli, nel testo introduttivo al catalogo, edito da Marsilio Arte, «le alchimiste furono personalità attive agli albori della scienza moderna, spesso scoraggiate nei loro tentativi di oltrepassare la soglia della cura domestica per accedere ad ambiti riservati agli uomini, ed escluse da saperi che, paradossalmente, avevano sempre posto al centro proprio la donna, il suo corpo e la fertilità come principio motore di ogni trasformazione».
La curatrice sottolinea inoltre come, fin dai tempi remoti di Maria la Profetessa e Cleopatra, esse abbiano ricoperto un ruolo di rilievo nella società del loro tempo, soprattutto nei campi legati alla sfera femminile e all’economia domestica, un ruolo sostenuto da una conoscenza profonda ed empatica del mondo naturale, con cui erano abituate a interagire quotidianamente.
Kiefer attraversa la storia riportando alla luce i ritratti di personaggi che vanno dall’età antica al Rinascimento con Caterina Sforza, dal Seicento fino a Mary Anne Atwood, morta quasi centenaria nel 1910. Non è la prima volta che l’artista si confronta con genealogie femminili: dalle Donne delle rivoluzioni (1987) fino alle Regine di Francia (1995), il femminile costella la sua ricerca come principio simbolico e storico.
L’opera si dispiega al pubblico attraverso una struttura di quaranta telari zigzaganti che compongono un grande leporello, nel quale ogni lato è dedicato alla memoria di un’alchimista, scelta a partire da un’immersione negli studi degli anni Ottanta e Novanta che ne hanno restituito al pubblico la rilevanza storica. Nella Sala delle Cariatidi, tuttavia, le alchimiste non restano serie pittorica, ma si fondono, sul piano fisico e contenutistico, con l’architettura per cui sono state concepite, generando una sinergia tangibile, amplificata dal gioco di riflessi tra luce e specchi.
Kiefer compie un lavoro di cucitura sulle lacune della memoria collettiva, riportando lo sguardo del pubblico verso figure femminili che hanno contribuito a forgiare il nostro presente e che, fino agli anni Novanta, sono rimaste ai margini della narrazione storica. «È un invito a riconoscere nelle figure femminili non soltanto un motivo iconografico, ma un principio dinamico che attraversa la storia: la spiritualità come forma di resistenza, il sapere come gesto di emancipazione, la memoria come strumento di rigenerazione» afferma l’assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi.
Attraversando la sala, l’esperienza è immersiva e avvolgente: dall’odore della pittura, stesa e gettata sulla tela insieme ad altri materiali, alla risonanza di figure che rimbalzano dai telari agli specchi, affacciandosi in una giostra di simboli sulle sculture delle cariatidi. Si viene così a creare quello che la curatrice Gabriella Belli definisce come un vero e proprio pantheon, nel quale «a ogni nome un volto risale alla superficie dalla materia oscura dello sfondo, dove si annidano abissi e colline, deserti e distese d’acqua, ma anche il miraggio che tutto acceca, l’oro, la più grande delle trasmutazioni alchemiche, l’opus che dona l’immortalità e la comunione inscindibile con la natura».
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