Dove vanno le immagini, dopo che le abbiamo viste? In quale recesso dello spazio – qualunque definizione a esso si possa applicare – vanno a depositarsi, ad archiviarsi? Sicuramente sarà enorme, gigantesco, universale, considerando la quantità della produzione visiva e del suo consumo di questi nostri tempi così di superficie, intesa come estensione su cui far scorrere, in qualche modo, forme e pensieri. E poi, invecchiano le immagini? Si caricano di polvere, vengono dimenticate, diventano rovine? Non si sa di preciso ma è su questa proliferazione così caratterizzante eppure sottile che è incentrata “Ardere ardere ardere ardere”, mostra collettiva con la quale Sa.turn presenta il suo spazio in via XX Settembre, a Verona. Sei gli artisti invitati, tutti nati a metà degli anni ’90, Valentina Parati (1996), Nicola Ghirardelli (1994), Matteo Messina (1994), Cecilia Di Bonaventura (1996), Giordano Cruciani (1995) e Ludovico Orombelli (1996), accomunati quindi da una serie di esperienze – anche visive, appunto – che hanno attraversato le generazioni tra un millennio e l’altro.
Visitabile dal 19 giugno al 19 luglio 2021, la mostra cita espressamente il “Sermone del Fuoco” di T.S. Eliot, uno dei cinque movimenti in cui è scandita “The Waste Land”, “La terra desolata”. «Ardere ardere ardere ardere è un invito a tenere accesa la fiamma, così da irradiare la fragilità di alcuni fenomeni del presente che permettono l’auto-affermazione identitaria; è lacerare e re-inserire fregi e strutture architettoniche che formano substrati culturali, all’interno di nuovi codici estetici, con funzioni simboliche totalmente snaturate. Un contro-atlante per la lettura di una frammentarietà in divenire, la riscoperta di temporalità parallele e spazialità rivisitate. Attraverso la densità della materia vengono riscoperte le vie libere da striature caratterizzate, aprendo spiragli del possibile», ci hanno spiegato Arnold Braho e Maddalena Pippa, curatori della mostra.
«“Ardere ardere ardere ardere” appare come una formula meditativa tramite cui recuperare, per dare nuova forma e significato, le memorie collettive e intime, concependo il tempo sempre fuori posto, irregolare, frantumato in infinite forme di possibilità», spiegano da Sa.turn, piattaforma di ricerca curatoriale di base tra Verona e Milano, fondata nel 2020 da Arnold Braho, Stefano De Gregori, Giordano Cruciani ed Edson Luli. «Agire sul tempo e contro il tempo significa quindi agire sull’armonioso disordine che caratterizza il ricordo, in attesa che la memoria di un presente si riaffermi perpetuamente come qualcosa di possibile ancora a venire».
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