YAP studio and Rares Toma, courtesy of RAD Art Fair
Si è conclusa da pochi giorni a Bucarest RAD – Romanian Art Dealers, fiera d’arte contemporanea rumena giunta alla sua quarta edizione. RAD è nata nel 2023, con l’intento di riunire una nuova generazione di galleristi, collezionisti, curatori, partner e mecenati impegnati a promuovere la scena artistica contemporanea nazionale e a sostenerne la crescita sulla scena internazionale. Infatti, la particolarità della fiera è la sua forza centripeta, una energia che si muove verso l’interno, concentrandosi sulla creazione di un ecosistema di produzione artistica e di mercato autoctono, mantenendo al contempo una forza centrifuga divulgativa, ossia uno sguardo esterno che intende attrarre, rappresentato dalle gallerie internazionali interessate alla scena artistica rumena e dei visitatori/collezionisti di altri Paesi.
La fiera si è svolta all’Hotel CARO, nella zona nord della città, e quest’anno ha ospitato 30 gallerie (il primo anno erano 20). Chiaramente il numero di gallerie e i profitti sono ancora contenuti rispetto alle fiere consolidate, come la prossima Art Basel, ma la qualità è alta, sia a livello organizzativo che di ricerca.
La direzione artistica è tutta al femminile, con la co-direzione delle galleriste Catinca Tabacaru e Daniela Pălimariu (galleria Sandwich), mentre i co-fondatori sono un ricco ed eterogeneo gruppo di galleristi e collezionisti/mecenati: Robert Băjenaru (SOLO project space), Matei Călția (Galeria Posibilă), Andrei Jecza (Jecza Gallery), Alexandru Niculescu (Studio 2BA), Daniela Pălimariu, Mihai Pop (Plan B), Alex Radu (Radu Collection), Andreea Stănculescu, Catinca Tăbăcaru e Suzana Vasilescu (SUPRAINFINIT GALLERY).
Le gallerie prettamente internazionali si contano sulle dita di una mano: Einspach & Czapolai (Budapest), Gregor Podnar (Vienna) e la new entry Tabula Rasa (tra Pechino e Londra). Si affianca alle gallerie “established” la sezione PLATFORM, dedicata a spazi e gallerie più giovani, come Atelier 35 e Himera.
RAD si presenta anche come piattaforma culturale di incontro, attraverso la promozione di un Curatorial Summit con curatori provenienti da 15 paesi diversi, e dei RAD Talks, una serie di conferenze dedicate allo sviluppo di riflessioni sul mercato odierno.
Ad adornare i 5mila metri quadri di giardino vista lago dell’Hotel CARO, lo Sculpture Park: un percorso eterogeneo di sculture che crea un dialogo con il paesaggio. Tra di esse spiccano il lavoro dell’artista rumena di origini italiane Marta Mattioli e quello dell’artista rumeno-americana Ana Ion Leonte.
Inoltre, la parte centrale della struttura era dedicata all’installazione monumentale dell’artista Victoria Zidaru, Blossoming Tree – The Tree of Virtues (2025), rappresentata da SUPRAINFINIT, che, con dei tentacoli tessili riempiti da elementi vegetali essiccati, si inerpicava sul soffitto fino a giungere a terra; su di essi, testi ricamati riprendevano le 16 virtù dell’Ordo Virtutum della monaca benedettina Hildegard von Bingen, figura alla quale si ispira anche il progetto del Padiglione Vaticano alla 61ma Biennale di Venezia, in apertura in questi giorni. L’opera veniva inoltre attivata dal pubblico, che poteva prendere piccoli pezzi di corteccia o pigne, ciascuno accompagnato da una parola.
Ma passiamo alla città. Sì, perché nei giorni di fiera gli eventi collaterali sono stati moltissimi. Il gallerista Andrei Jecza ha inaugurato un nuovo spazio con la fashion designer Andra Olaru, una collaborazione nata con l’intento di aprire il mondo dell’arte contemporanea a nuovi pubblici. Jecza e Olaru aprono con una mostra collettiva dal titolo Blue Eyes Don’t Lie. L’esposizione presenta l’unione tra artisti storici della scena rumena, come il pittore Nicolae Tonitza e lo scultore Peter Jecza, e artisti contemporanei come Radu Oreian e Genti Korini, quest’ultimo sta rappresentando l’Albania alla Biennale di Venezia.
Negli stessi giorni ha aperto anche la mostra Ion Grigorescu. A Family Legend al Salonul de Proiecte. L’artista è rappresentato dalla galleria viennese Gregor Podnar, che in fiera ha esposto buona parte dei suoi lavori: dalle fotografie più celebri delle performance nello studio degli anni ’70 fino ad alcuni dei suoi ultimissimi ritratti realizzati in occasione del compimento degli ottant’anni.
L’esposizione è organizzata dai figli dell’artista, Dimitrie e Maria, e si presenta come «Un’indagine antropologica e artistica radicata nell’interesse di Ion Grigorescu per la storia più ampia della sua famiglia, come testimoniato da una serie di pubblicazioni che riorganizzano gli archivi recuperati dall’artista». Così arte e vita si mescolano in «Una cornice intergenerazionale e interculturale» che indaga l’influenza del contesto familiare sulla vita di un artista. In mostra si incrociano molte microstorie che tracciano una genealogia che abbraccia quasi 150 anni di storia.
Sull’onda degli artisti rumeni internazionali già in via di storicizzazione si trova anche Dan Perjovschi, sempre rappresentato da Podnar, insieme a Lia Perjovschi nella mostra DRAFT for a Joint Retrospective all’ARCUB – Cultural Center of Bucharest Municipality.
Si tratta della prima mostra in Romania a riunire le opere della coppia in un’ampia esposizione congiunta che celebra i 40 anni della loro attività artistica, attraverso i disegni e gli interventi murali di Dan, che riflettono sulla realtà politica attuale tanto quanto sulla vita quotidiana, e i lavori di Lia, incentrati su archivi e progetti research-based.
La città si muove tra innovazione e modernità ma anche nella riscoperta di spazi storici legati al passato comunista del paese, oggi completamente rivisitati. È il caso dell’incredibile palazzo Casa Presei Libere (Casa della Libera Stampa), grattacielo staliniano nel nord della città, sede storica del quotidiano Scînteia durante il regime socialista.
Dopo la rivoluzione dell’89 la sede è stata riqualificata e oggi accoglie uffici di aziende del settore editoriale, ma anche un’altra sede della Jecza Gallery (la prima si trova a Timișoara), che ha inaugurato la personale della pittrice Tincuța Marin intitolata Cestrum Nocturnum (castello notturno), in cui la giovane artista rumena, rappresentata anche da Plan B, presenta una serie di dipinti in differenti formati e sculture caratterizzati da toni scuri e da una tecnica dall’approccio quasi arcaico, in cui la stratificazione pittorica lascia emergere profili di uomini che sembrano d’epoca mesopotamica.
Comunicante con la galleria si trova Scanteia+, spazio indipendente gestito da artisti, che presenta la retrospettiva dell’artista sudafricano Roger Ballen dal titolo Shadows of the Mind, a cura di Hercules Papaioannou. La mostra riunisce 85 lavori che attraversano quattro decenni della sua produzione, in un ambiente industriale dai soffitti alti, con delicate strutture in legno ben progettate che creano un percorso interno armonioso e danno respiro alle immagini di Ballen, celebre per generare un forte spaesamento con i suoi personaggi visionari che, come in un teatro, si animano accanto a bambole, uccelli, topi o gatti in una scena al limite del punto di non ritorno.
Per chi avesse ancora dei dubbi, Bucarest è sicuramente una buona idea.
Alla Biblioteca Marciana di Venezia, per la Biennale d'Arte, Fondazione Bvlgari presenta un dialogo tra le opere di Monia Ben…
Durante la settimana di apertura della Biennale Arte 2026, una selezione di mostre, padiglioni e progetti da seguire giorno per…
A trent'anni dal leggendario progetto “Chihuly Over Venice”, il maestro del vetro americano Dale Chihuly torna alla fonte della sua…
Vivo il presente come uno stato di allerta continua. Non è una metafora: il corpo reagisce prima ancora della testa
Si avvicina il tempo delle grandi aste di primavera, a New York. Tra i lotti di punta, anche un dipinto…
Di fronte al silenzio istituzionale, artisti, curatori e lavoratori dell'arte sono scesi in campo: dalla protesta davanti al Padiglione Israele…