È evidente già da come è scritto, cioè con il capslock, che SOTTO c’è spazio per qualcosa di nuovo: la galleria Renata Fabbri arte contemporanea ha aperto una nuova project room, ricavata al piano inferiore. Nato da un’idea di Renata Fabbri e Chiara Onestini, SOTTO si presenta come un luogo dedicato alla progettualità e alla sperimentazione di artisti italiani ed internazionali, in maniera e con ritmi complementari e tangenti alla programmazione ufficiale della galleria. Un po’ come il “sottosopra” che fa capolino nella serie Netflix Stranger Things rappresenta una controparte visionaria, onirica, del mondo di superficie.
«Pensata come una piattaforma d’intervento e di incontro aperta alla costruzione, collettiva e partecipata, delle molteplici visioni che animano la ricerca artistica contemporanea», spiegano dalla Galleria, SOTTO si attiverà attraverso la realizzazione di esposizioni temporanee e progetti site-specific.
«SOTTO immagina la condizione sotterranea come spazio di potenziale prossimità entro cui coltivare il valore del dialogo e dello scambio multidisciplinare. Scardinando distinzioni dicotomiche fra l’alto e il basso, fra il dentro e il fuori, SOTTO fa dell’esperienza della discesa – sia essa a qualsiasi latitudine geografica e culturale – un esercizio destabilizzante ma necessario per la comprensione, sempre mutevole e mai unidirezionale, della rappresentazione artistica e delle sue infinite declinazioni», continuano, citando anche Georges Perec che, in “Specie di spazi”, auspicava e chiedeva: «Si dovrebbe imparare a vivere di più nelle scale. Ma come?».
In occasione della sua prima apertura, SOTTO ha presentato il progetto espositivo “There is water sleeping at the bottom of each memory”, mostra a cura di Onestini in collaborazione con Valeria Schafer, che riunisce le ricerche delle artiste Jeanine Brito (1993), Linda Carrara (1984) e Lulù Nuti (1988). In esposizione, al piano inferiore della galleria Renata Fabbri, una selezione di opere pittoriche e scultoree che esplorano l’atto dell’immersione – nell’intimità dei ricordi, nella materia che costituisce il mondo, nei luoghi che abitiamo – alludendo alla profondità del contesto espositivo in cui si inseriscono.
Artista e designer con base a Toronto, nata in Germania, Jeanine Brito articola la sua ricerca attorno ai temi della memoria, della decadenza e del desiderio attraverso la rappresentazione di nature morte e autoritratti. I suoi dipinti attingono da ricordi personali, da fantasie e frammenti di vita quotidiana che, cristallizzati attraverso il medium pittorico, generano ambientazioni fantastiche e surreali.
Nata a Bergamo, Linda Carrara ha incentrato la sua ricerca sulla stratificazione e sovrapposizione di livelli pittorici differenti in tempo, luce, materia e logica visiva, per generare mondi in apparenza coerenti e univoci. In bilico fra realtà e finzione, Carrara interroga il medium pittorico mostrandocelo come soggetto di una logica figurativa che chiede alla materia stessa della pittura di trasformarsi in qualcos’altro: senza forzatamente modellare la pittura in mimesi del visibile, ma aprendola all’immaginifico e all’accidentale.
A partire da una forte convinzione nell’intelligenza della materia e nella sua capacità di auto-trasformarsi e oltrepassare i limiti del linguaggio, Lulù Nuti, che attualmente vive e lavora tra Parigi e Roma, progetta sculture e installazioni che interrogano la nostra percezione della realtà, la trasformazione delle abitudini, il nostro rapporto con la natura e l’ambiente. Ne è un esempio Calcare il Mondo: un corpus di opere realizzate sulla base dell’esplorazione dei materiali edili, per lo più gesso e cemento, e del loro impatto ecologico
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