Diego Cibelli, Una vita all'aria aperta, veduta dell'installazione, foto Daniele Portanome per Fondazione Luigi Rovati, Milano, 2025
Esili personaggi dai profili squadrati, raffinati motivi vegetali e fantasiose creature mitologiche si affollano tra le sale e la facciata della sede aulica della Fondazione Luigi Rovati a Milano. Diego Cibelli firma un nucleo di opere che strizzano l’occhio sia al gusto dei collezionisti sia alla tradizione tutta borbonica della lavorazione della porcellana, istituzionalizzata a metà Settecento con la creazione della Real Fabbrica di Capodimonte.
Nei suoi laboratori di Scampia, a Napoli, Cibelli, classe 1987, ama «Sporcarsi le mani» per dare vita a sculture raffinatissime ed eccentriche, che hanno rapidamente conquistato l’attenzione del mondo del contemporaneo. Nonostante l’abitudine a ricondurre le porcellane biscuit ai sontuosi saloni dei palazzi aristocratici, con le loro tavole imbandite e le consolle intagliate e rivestite in foglia d’oro, l’artista decostruisce questa immagine tradizionale, applicando invece tecniche e saperi antichi a forme eleganti e attuali.
Dopo mesi di studio, progettazione e lavoro in laboratorio, nel palazzo di Corso Venezia sono stati da poco assemblati tutti gli elementi che compongono Una vita all’aria aperta. Il titolo rimanda al piacere di vivere in comunione con la natura e, per l’appunto, “all’aria aperta” che l’artista ha immaginato appartenere alla popolazione etrusca, della quale la Fondazione Rovati conserva ed espone un nucleo di opere davvero importante. Le pitture vascolari, i corredi funebri, le sculture e gli studi di etruscologia ai quali Cibelli si è rivolto per trarre ispirazione, hanno acceso nella sua mente l’immagine di un popolo delicato e raffinato, suggerendo temi e iconografie che prendono forma nelle opere che oggi fanno bella mostra di sé nel museo.
La principale installazione del percorso è visibile sulla facciata interna dell’edificio, dove i profili architettonici diventano la scena perfetta per una danza di animali, rampicanti fioriti, creature mitologiche e figure antropomorfe. Un dialogo perfetto tra l’antico palazzo, rinnovato da Mario Cucinella nel 2016, e l’opera di un artista contemporaneo. Il fregio scolpito da Cibelli sembra infatti essere stato sempre là , tra archi e finestre, ed è apprezzabile passeggiando nel curato e raccolto giardino della Fondazione.
Proseguendo all’interno, giunti al primo piano nobile, tra boiserie, stucchi e tappezzerie si trovano sospese a mezzaria delle figure di danzatori e danzatrici ispirati anch’essi all’arte etrusca, mentre una sala è stata interamente dedicata alla ricostruzione parziale dello studio di Cibelli, con tanto di calchi, disegni e cassoni in legno, che mostrano il lato nascosto della lavorazione della porcellana.
Al principale progetto della Fondazione Rovati si ricollega poi una sezione “off”, sempre firmata da Cibelli e presentata nella casa museo Boschi di Stefano, gioiello del panorama milanese, dove la mostra Viva chi ama trova spazio tra le opere che decorano l’appartamento.
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