Driant Zeneli, When winds in monsoon play, the white peacock will sweep away
Una storica chiesa sconsacrata nel centro di Lecce, allo stesso tempo simbolo di rovina e possibilità , accoglie due opere video e un’installazione: è questo ciò che accade a San Francesco della Scarpa, dove l’artista visivo Driant Zeneli si regala al pubblico con la mostra Falling, curata da Laura Lamonea e promossa dal Polo Biblio-Museale di Lecce e dal Museo Castromediano. Nello specifico, la mostra riunisce i video When Winds in Monsoon Play, the White Peacock Will Sweep Away e Those Who Tried to Put the Rainbow Back in the Sky, insieme all’installazione La coccinella e lo struzzo del progetto Short Fairytales for Adults, un percorso tra realismo magico e immaginazione politica che rimanda al tema della caduta.
Quello di Driant Zeneli, una tra le voci più interessanti del contemporaneo, è infatti un percorso tra favola e utopia con una linea sottile che riconduce il tutto alla dimensione politica: la caduta non è intesa come fine ma come una presa di coscienza, un varco tra realtà e invenzione e ristabilimento dell’equilibrio. Qui la visione dell’artista si apre verso una narrazione che affida all’arte il compito di soffermarsi su ciò che rimane senza cedere. Ed è proprio in questa fase di smarrimento che le crepe diventano possibilità inattese dell’immaginazione e l’arte, come pratica di resistenza, è contestualizzata in uno spazio che non parla solo di rovine bensì di nuove possibilità .
Classe 1983, Driant Zeneli è un artista visivo che vive e lavora tra Tirana e Torino. La sua ricerca indaga la tensione tra utopia e realtà , tra illusione e fallimento, esplorando le possibilità e i limiti dell’immaginazione contemporanea. Un cammino che fa tappa a Lecce restituendo, ancora una volta, la complessità della sua ricerca. Numerose le sue mostre personali nei più importanti poli culturali di tutta Europa e oltre, così come molteplici sono i riconoscimenti ottenuti, uno per tutti, la tredicesima edizione dell’Italian Council nel 2024.
Il percorso espositivo Falling si apre con When Winds in Monsoon Play, the White Peacock Will Sweep Away, film realizzato in Bangladesh nell’ambito del progetto The Six Seasons of the White Peacock, promosso dalla Regione Puglia – Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio attraverso il Polo Biblio-Museale di Lecce e il Museo Castromediano, e cofinanziato, appunto, dall’Italian Council – Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. In particolare, l’opera nasce da una rete articolata di collaborazioni internazionali, dalla Samdani Art Foundation di Dhaka all’EMST di Atene, dalla Fondazione Art House di Adrian Paci e Melisa Paci a Scutari al Museo Civico di Castelbuono, che accoglierà il lavoro, e si struttura come un viaggio tanto geografico quanto interiore.
Scandito dalle sei stagioni bengalesi, il film intreccia mito e cronaca, favola e storia recente, ruotando attorno all’immagine poetica di un pavone bianco che si innamora della propria lacrima. La narrazione, affidata ai Khonar Bachan, antichi proverbi della tradizione orale bengalese, affronta questioni ecologiche, esistenziali e politiche, richiamando anche le proteste della cosiddetta Rivoluzione di luglio 2024, che hanno segnato tragicamente il Paese. L’architettura brutalista è di Louis Kahn, la colonna sonora è rielaborata da Francesco Aliberti, fondendo musica barocca e tradizioni bengalesi in una partitura ibrida che amplifica la dimensione sensoriale del racconto.
Continuando nell’esposizione, il centro fisico di San Francesco della Scarpa abbraccia l’installazione in cartapesta La coccinella e lo struzzo, nata nell’ambito del progetto Short Fairytales for Adults e sviluppata da Zeneli insieme allo studioso lacaniano Mimmo Pesare, docente dell’Università del Salento. Accompagnata da una traccia sonora, con la voce narrante di Giulia Maria Falzea, ciò che emerge con vigore è la convivenza forzata tra i due animali diversi tra loro che inermi, sono chiamati a sopravvivere, insieme, non potendo scappare l’uno dall’altro. Qui il desiderio, il limite e l’essere-insieme si manifestano come nodi irrisolti della contemporaneità .
A chiudere il percorso, un gesto di ostinata utopia con Those Who Tried to Put the Rainbow Back in the Sky. Tre persone e un’anatra, immobili su una misteriosa nave di cemento, ritrovano un frammento caduto e tentano l’impossibile: rimetterlo al suo posto. Girato in un solo giorno nel villaggio albanese di Velmisht, il film nasce dall’incontro dell’artista con un emigrato rientrato dalla Grecia che ha costruito quella nave come atto di radicamento e di attesa. Zeneli rafforza così un punto chiave della mostra: l’immaginazione, anche quando sembra destinata al fallimento, resta sempre uno strumento politico fondamentale.
D’altronde, come sottolinea la curatrice Laura Lamonea, «Nelle favole di Driant Zeneli sono molteplici i tentativi di allontanamento dalla terra attraverso i quali l’artista, tra poesia e realismo, osa per andare dove nessuno è mai stato. La chiesa di San Francesco della Scarpa, il cui nucleo centrale risale al XIII secolo, conserva ancora le tracce dei suoi mutamenti, delle cadute, delle rinascite. La caduta anche in questo caso non è un atto terminale, ma la premessa per una nuova dimensione costruita attraverso il tempo».
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