Courtesy Lello D'Anna
Ă lĂŹ, nel santuario Meridionale di Paestum, tra il tempio di Poseidon e quello di Era, che lâ11 luglio il Cavallo di Sabbia di Mimmo Paladino si Ăš riappropriato del âsacelloâ eternamente concessogli dalla sacra fatalitĂ del tempo. Si erge lĂŹ dove doveva essere ricollocato. Sembra concepito proprio per questo posto.
Finalmente lâopera di Mimmo Paladino riconquista Paestum, dove nel 1999 fu realizzato per il MMMAC-Museo Materiali Minimi dâArte Contemporanea, anche se allora fu esposto per alcuni anni nelle vicinanze del sito archeologico, per poi essere spostato, dopo varie vicissitudini, nella cittĂ di Fisciano, presso Palazzo De Falco.
La sabbia fu il materiale scelto per ricoprire la struttura in vetroresina «dove sono custodite le orme dei Greci», come ha spiegato la curatrice Nuvola Lista, «E una maschera di ferro che riflette lâimmagine dipinta sulla lastra tombale del Cavaliere nero, datata al 340 a.C. (periodo lucano) e conservata al Museo Archeologico». A sottolineare la precisa volontĂ dellâartista nel ritessere il legame arcaico della sua scultura con il sacro luogo in cui nasce.
E quindi il ritornare dellâopera di Paladino nel santuario di Paestum, Ăš stato come il ricomporsi nella sua collocazione naturale, nel vuoto tra i templi come esatto monumento equestre, giustapposto nello spazio non come prorompente pieno ma come familiare figura di armonica materia. Come se fosse nata insieme alle stesse colonne, corrosa dallo stesso vento, illuminata dalla stessa alba, adombrata dallo stesso tramonto.
CosĂŹ si staglia lâarcaica figura, che indomita ancora cavalca dritta verso il futuro grazie alla sua composizione di linguaggi. Un continuum che non disperde nĂ© la millenaria intensitĂ simbolica, nĂ© la contemporanea strutturazione della sua complessa influenza.
Qualcosa che deve aver colpito anche Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico, che con grande lungimiranza ha reso possibile un progetto che ha in sĂ© un metodo diverso di visione sia della conservazione dei siti archeologici, che della loro fruizione. Un approccio che intende stabilire un processo di rigenerazione del valore stesso di cultura, quello alla base della salvaguardia. PerchĂ© «Unâarcheologia che si ritrae su una posizione positivista rispetto alla presunta ârealtĂ storicaâ non puĂČ che avere un rapporto tortuoso, conflittuale, ideologicamente irrisolto con lâarte contemporanea», come lui stesso ha sostenuto e dimostrato giĂ per altri progetti, come quello dedicato alla enigmatica Tomba del Tuffatore.
In fin dei conti, Paestum e lâiniziativa che lâha vista protagonista simboleggiano un approccio audace che determina, come ha evidenziato la curatrice: «Un nuovo sguardo sul paesaggio circostante, un dono votivo attuale, un arricchimento culturale, una forza arcaica in unâatmosfera sospesa nel tempo».
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