Jessica Stockholder, Silvia Bächli, Allyson Strafella – Galleria Raffaella Cortese

di - 20 Giugno 2021

Spingersi oltre i confini del foglio per invadere lo spazio in un modo nuovo, contraddistinto da un forte senso di libertà alternato a una ricerca di pluridisciplinarità e sperimentazione estetica. Le mostre personali di Jessica Stockholder, Silvia Bächli e Allyson Strafella abitano, fino al 28 agosto, gli spazi della Galleria Raffaella Cortese, articolando nelle sue tre sedi un percorso in itinere, nel quale il disegno funge da protagonista e trait d’union.

Situata in via Stradella 1, “what is normal”, di Jessica Stockholder è espressione di un instancabile desiderio: decostruire i confini per costruirne di nuovi, estremamente personali. Emblematica, la selezione di opere Corona Virus homework incarna le infinite possibilità di utilizzo dei materiali, del colore, delle forme e dei volumi. Reperiti nella propria abitazione, oggetti semplici quali la carta – punto di partenza di tutta la serie di lavori – il tessuto, i pennarelli, le matite, i fili, o i lacci per scarpe, privati della loro tradizionale funzione e assemblati o utilizzati in modo atipico, vengono impiegati per creare opere dense di significati.

Jessica Stockholder, Corona Virus Homework – courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano

Installati alle pareti come disegni, i lavori occupano uno spazio pittorico nel quale rivendicano anche la loro dimensione scultorea, enfatizzata dall’affiancamento a Holding hardware (2021), uno scheletro d’acciaio imbullonato da cui si propagano corde blu ed arancioni, che si estendono lungo il pavimento, il muro adiacente e il soffitto, sino ad infiltrarsi in un ripostiglio normalmente inaccessibile e nascosto alla vista. Installata sulla parete al pari delle altre opere, Holding hardware irrompe nello spazio, lo invade, tanto da divenirne parte, simbolo del rapporto di dipendenza che coesiste tra i dipinti convenzionali e le mura che fungono loro da supporto.

Un rapporto analogo è quello che si instaura tra la superficie del muro e le pennellate di Silvia Bächli, in via Stradella 7, che per la prima volta in galleria e fra le prime in assoluto nella sua pratica artistica, libera i suoi disegni dalle cornici e li orchestra in nuove composizioni. Linee e campiture di colore si fondono con il muro bianco, in una coreografia dettata dall’emozione e volta a ridefinire e ridisegnare gli spazi, ulteriormente influenzati dalla presenza di cinque piccole sculture, poste su un tavolo in legno.
Parte della produzione più recente dell’artista, sono un richiamo alle tavole appese alle pareti e strettamente legate ad esse.

Allyson Strafella, viveka, foto di Lorenzo Palmieri, courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano

Termine evocativo, “viveka”, è il titolo della mostra situata in via Stradella 4, dove Allyson Strafella, presenta la sua prima personale, che prende il nome da un vocabolo della lingua Pali. Tradotto in lingua italiana con le parole isolamento e assorbimento, definisce l’esperienza vissuta dall’artista nell’ultimo anno di pandemia nonché le sensazioni rievocate dalle sue opere ‘digitate’. Marcate da simboli tipografici battuti a macchina, sembrano fluttuare nello spazio per le dimensioni contenute, i colori piuttosto tenui e il supporto cartaceo estremamente sottile.

Accomunate dalla volontà di oltrepassare i limiti posti dalla concezione più tradizionale del disegno – come la bidimensionalità o la presenza di una cornice – le artiste ne indagano il potenziale fisico ed installativo attraverso ricerche artistiche eterogenee ma complementari, che animano un dialogo coerente e lineare. Tre linguaggi unici che danno vita ad opere capaci di entrare in osmosi con l’ambiente circostante in modo singolare, originale e disparato, nel quale lo spettatore avrà la possibilità di immergersi fino al 28 agosto, come osservatore o protagonista.

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