Galleria Lombardi, Milano, 2025
Milano accoglie un nuovo spazio dedicato allâarte: la Galleria Lombardi e Partner apre una nuova sede nella cittĂ meneghina, in Viale Monte Nero 38, nata dalla volontĂ di Lorenzo Lombardi e Claudio Bertino, con la collaborazione di Alessandro Biffanti. Per inaugurare questo capitolo, la galleria presenta, dal 20 marzo al 19 aprile 2025, Immaginario collettivo, mostra che attraversa i linguaggi artistici degli anni Sessanta e Settanta, mettendo in dialogo le esperienze creative di Roma e Milano.
Fondata a Roma nel 1977 da Enrico Lombardi, la storia della galleria affonda le sue radici nellâesperienza familiare: giĂ dagli anni Sessanta erano attive nella capitale la Galleria La Vetrata, diretta da Roberto Lombardi, fratello di Enrico, e la Galleria Nuovo Vertice, fondata dal padre Osvaldo Lombardi. Dal 2014, la direzione artistica della Galleria Lombardi è passata a Lorenzo Lombardi che, in continuitĂ con la tradizione di famiglia, continua a promuovere i maestri del Novecento, non solo della Scuola Romana, al contempo ampliando il raggio verso artisti piĂš congeniali al mercato dellâarte contemporanea. Enrico Lombardi, dedicatosi allâinsegnamento, continua a offrire il suo contributo strategico alla galleria.
La selezione di 20 opere esposte per la prima mostra a Milano tiene tracia del panorama stratificato dellâarte italiana del secondo dopoguerra, evidenziando i fermenti di una generazione alla ricerca di nuove forme espressive. La mostra si articola attorno a nuclei artistici distinti ma interconnessi: dalla Scuola di Piazza del Popolo, con autori quali Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Mimmo Rotella e Mario Schifano, ai maestri del gruppo Forma 1 come Carla Accardi, Piero Dorazio, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato, fino alle ricerche dello Spazialismo, rappresentato da Agostino Bonalumi, Enrico Castellani e Roberto Crippa.
Lâesposizione include figure che hanno traghettato la pittura verso nuove direzioni, come Rodolfo Aricò con il suo tardo Spazialismo analitico, Enrico Baj e la sua adesione alla Patafisica, per arrivare allâArte Povera con Mario Ceroli e Michelangelo Pistoletto. Chiude il percorso lâarte concettuale di Vincenzo Agnetti, che, con la sua sublimazione testuale, sancisce lâazzeramento della pittura tradizionale.
Accompagna la mostra un catalogo con un testo critico di Ilaria DâAmbrosi, che sottolinea il dialogo incessante tra gli artisti di quegli anni, divisi tra lâereditĂ delle avanguardie storiche e il desiderio di superarle, ÂŤUna generazione alla ricerca di nuove possibilitĂ espressive, bisognosa di un cambiamento che, dallâinfatuazione per Picasso e il Neocubismo, migra, da una parte, verso unâindagine non figurativa, da qui lâastrattismo di Carla Accardi, Achille Perilli o Giulio Turcato; dallâaltra, nella consacrazione del legame tra arte e oggettivitĂ , di cui il Realismo di Giovanni TestoriÂť.
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