Ships (leaving Port), 2018. Olio su carta su legno, mensola in legno e marmo, 100 x 100 x 15 ca. cm
James Hillman esegue dipinti dalle economie espressive di gesto e colore alla Robert Mangold, di straordinaria precisione e rarefazione quasi illusionistica, nonostante lâaccentuata vocazione plastica. Si tratta di tele sagomate di legno e altri supporti, di grandi dimensioni, sviluppate da artista-artigiano qual è, attraverso una tecnica semi-meccanizzata, analitica e sistematica quanto quella di Jonas Weichsel, che guarda con interesse. Lâesito sono âpitture-oggettoâ dal film pittorico ottenuto da macchine per la stampa delle cartiere o dei giornali, in cui la carta gira mentre lâartista dipinge a olio usando dei rulli. Egli stende un colore luminoso, ma piĂš piatto e omogeneo, trasformando il supporto neutro in un oggetto artistico dotato di propria autonomia e tridimensionalitĂ , in grado di far coincidere simultaneamente lâoggettivitĂ della struttura con la soggettivitĂ della sua percezione.
Nelle sue âpitture-oggettoâ da un lato câè la scultura come archetipo della forma pittorica, dallâaltro la forma pittorica come archetipo plastico. A un esame piĂš attento, la sua pittura è la traduzione di esperienze sensoriali vissute, sul crinale ambiguo ricompreso nella linea dâombra tra astrazione e figurazione, forma e funzione, bellezza ideale e responsabilitĂ mondane, cultura alta e bassa, colori apparentemente uniformi, in realtĂ dalle molteplici sfumature che si mescolano lâuna nellâaltra. Uno spazio incerto che sta a metĂ tra la rappresentazione di idee e costruzioni mentali, memorie di un passato familiare spazzato via dalle tragedie della storia contemporanea e la definizione di marine e paesaggi industriale quanto di impronta bucolica del basso Lazio, nel cuore della Ciociaria, a Isola del Liri.
Lâattenzione di Hillman, che tiene sempre bene a mente la lezione del suo illustre connazionale Anthony Caro (che âaddomesticòâ la materia bruta nei lavori in acciaio, gli Steel) tanto quanto quella di Robert Irwin, è sempre stata rivolta allâestensione spaziale dellâoggetto pittorico, collocato nello spazio reale, a muro, con o senza base/piedistallo. Riconoscendo la natura âcontingenteâ dellâarte, ovvero il suo inscindibile legame con lâambiente circostante. Non è un caso, pertanto, che lâartista abbia prestato sempre estrema attenzione allâosservatore che, muovendosi davanti alla sua opera, interagisce direttamente con il manufatto dipinto. Diventando cosĂŹ, nel movimento stesso anche percettivo, con tutto il carico di illusioni ottiche che comporta, parte del processo stesso.
Il suo nome è Robin Gunningham, poi cambiato in David Jones. Reuters ha dedicato unâampia inchiesta allâidentitĂ e al sistema…
Prestata dal Rijksmuseum di Amsterdam, Donna in blu che legge una lettera di Johannes Vermeer arriva a Palazzo Madama. Il…
Netflix ha annunciato una nuova serie dedicata a Frida Kahlo: ispirata al romanzo di Claire Berest, racconterĂ la vita dell'artista…
A Milano torna Suoni Trasfigurati: sette concerti gratuiti tra musica acustica, elettronica e nuove tecnologie, per far risuonare la costellazione…
LâAquila Capitale italiana della Cultura 2026 ospiterĂ una nuova tappa di Inside Out, il progetto globale di JR che trasforma…
Non solo il meglio dellâarte in vendita. A Maastricht, la qualitĂ museale delle opere negli stand è in dialogo con…