Yayoi Kusama, veduta della mostra, NGV International, Melbourne (15 dicembre 2024 – 21 aprile 2025). © YAYOI KUSAMA. Ph. Sean Fennessy
L’Australia si è letteralmente lasciata travolgere dai pois di Yayoi Kusama: la sua mostra alla National Gallery of Victoria di Melbourne è diventata l’esposizione d’arte a pagamento più visitata nella storia del Paese. Con 570.537 biglietti staccati tra dicembre 2024 e aprile 2025, la mostra ha polverizzato ogni record precedente, superando anche la leggendaria mostra Van Gogh and the Seasons del 2017, che aveva totalizzato “solo” 462.262 visitatori in 76 giorni. L’esposizione dedicata a Kusama è invece rimasta aperta per 127 giorni, con una media di 4492 visitatori giornalieri. Un exploit che conferma — se mai ce ne fosse ancora bisogno — come l’universo colorato, ipnotico e psichedelico di Kusama continui a esercitare un’attrazione planetaria.
Nell’ultimo decennio, del resto, Kusama è diventata una vera e propria icona pop: dalle code chilometriche per entrare nelle sue Infinity Rooms a New York, Londra e Tokyo, fino alla consacrazione sui social come fenomeno virale. Anche in Italia il fenomeno Kusama si è fatto sentire: la mostra del 2023 a Bergamo fece registrare il tutto esaurito, rendendo necessario prorogarne la chiusura. La mostra australiana è stata poi visitata anche da celebrità come Billie Eilish, Dua Lipa, Troye Sivan e Finneas, contribuendo ad aumentare l’hype.
Con 200 lavori, tra dipinti, sculture, abiti, film e installazioni, la mostra alla NGV — la più grande mai dedicata a un’artista vivente nella storia dell’istituzione — ha attraversato tutta la lunga carriera dell’artista giapponese, partendo dai delicati disegni realizzati a soli nove anni, fino a toccare il vertiginoso splendore di dieci Infinity Rooms, passando per il suo contributo alla scena d’avanguardia newyorkese degli anni ’60, tra Minimalismo e Pop Art. Specchi, illusioni ottiche e, naturalmente, una miriade di pois: tanto che anche gli alberi lungo St Kilda Road si sono ritrovati fasciati di rosa e bianco.
Dietro l’apparente allegria dei pois, tuttavia, si cela la storia personale dell’artista nata a Matsumoto, nel 1929. Quei motivi infiniti sono nati come gesto di autodifesa contro i traumi, un modo per trasformare il dolore in creazione incessante, in un universo dove l’individuo si dissolve nell’infinito. La stessa Kusama racconta come la sua arte sia stata indelebilmente segnata dalle sue esperienze infantili, come frequenti casi di allucinazioni che hanno sopraffatto la sua percezione di sé. Proprio queste visioni, come parte di una nevrosi ossessiva, l’hanno spinta a lavorare per quasi 90 anni.
A seguito della mostra, la NGV ha anche acquisito due opere fondamentali in esposizione, Dancing Pumpkin (2020), una monumentale zucca alta cinque metri, e una nuova edizione di Narcissus Garden (1966/2024), installazione composta da 1.400 sfere argentate che galleggiano tra sogno e riflessione, esposta per la prima volta nel 1966, per la sua partecipazione non ufficiale alla Biennale di Venezia.
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