Zazà Ramen, il ristorante dello chef e collezionista di arte contemporanea Brendan Becht, prosegue la sua programmazione con la personale di Marco Andrea Magni (Sorengo, Svizzera, 1975) dal titolo “Oggi sono proprio contento di stare al mondo”, una mostra, visitabile fino al 30 marzo 2020, che racchiude tutta l’essenza della ricerca dell’artista. Le sue sculture si inseriscono nell’ambiente intimo del locale, istituendo una dimensione in cui l’altro diventa il protagonista per la creazione sia di significati ma, soprattutto, di emozioni.
La mostra è nata in modo naturale dalla conversazione tra l’artista e Becht, che ha evidenziato un particolare intreccio tra le loro vite. Infatti, entrambi hanno conosciuto e avuto rapporti con diverse personalità, tra cui lo chef Gualtiero Marchesi, il quale riteneva che ogni aspetto culturale – quindi anche la cucina – andasse integrato con gli altri, oppure con Lucio Fontana, amico della famiglia Becht e soggetto di una serie di Magni.
All’architettura del ristorante, Magni ne sovrappone un’altra, in cui diversi vissuti si relazionano con quelli dello spettatore. In mostra sono infatti presenti piatti di ceramica sui quali l’artista ha scritto delle annotazioni, esclamazioni e dediche che Fontana apponeva sul retro dei suoi quadri, per esempio: ‹‹mi piacciono i seni di Lorena / Mi piace fare il fannullone / Oggi sono proprio contento di stare al mondo››. Sette ciotole della stessa forma di quelle utilizzate da Zazà Ramen, sorrette da una mensola, ricreata da una sezione di un tavolo di legno della sala, che ridisegna la linea dello sguardo. Poi Oratorio, tre vasi di argilla cruda e alla sabbia di clessidra. In ultimo, una foto che ritrae Brendan da bambino, intento ad ascoltare il ticchettio di un orologio, appoggiato alla gamba di Fontana. Ogni elemento si inserisce in maniera delicata nell’ambiente, dando l’impressione che ci sia sempre stato.
Ciò che viene raccontato è quindi la biografia di un incontro, essenziale nella costruzione di conoscenza e della propria soggettività. Punti di vista differenti si incrociano per dare nuova vita alle opere, aprendosi così alla possibilità di dialogo, in uno spazio immaginario creato dall’interazione delle opere con l’ambiente circostante e il pubblico. Ogni incontro, ogni attimo passato insieme, diventa la misura per tutte le cose, per conoscere sé e l’altro.
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