Paolo Bufalini, eve, 2021, exhibition view at MASSIMO, Milan, 2021. Photo by Nicolò Panzeri. Courtesy MASSIMO e lâartista
La mostra âEVEâ di Paolo Bufalini da MASSIMO, con scritto di Paolo Gabriotti, chiude la prima stagione espositiva del nuovo spazio milanese. Paolo è un giovane artista che ha giĂ alle spalle diverse esperienze come co-curatore dello spazio Tripla a Bologna, come scrittore e performer e come artista.
GiĂ avvicinandosi allâentrata di MASSIMO si percepisce una strana atmosfera, il colore arancione della luce attrae e ingloba lo spettatore in una dimensione altra, completamente diversa rispetto al grigiore dellâatmosfera invernale meneghina. La dimensione di unâalba o di un tramonto infuocato si rincorrono e mi sovviene il film horror dal Tramonto allâAlba di Robert Rodriguez, e di un film in quanto set, situazione e atmosfera, la mostra di Paolo risente completamente.
Lo spettatore viene coinvolto in unâesperienza totalizzante, che lo scardina dal normale corso delle cose, tutto è come magicamente disposto in maniera da scardinare certezze e da creare una sottile inquietudine. Dopo la luce, mettiamo a fuoco gli oggetti: calpestiamo una fitta coltre formata da migliaia di listelle di carta, passate dal distruggidocumenti. Vi è un richiamo allâinutilitĂ e alla proliferazione della burocrazia, ad una microfisica del potere vano e distruttivo. Ma forse quei fogli a brandelli richiamano la fine di unâepoca, quella della carta oppure una babele di segni in una semiotica oramai irriconoscibile e sovradimensionata.
Poi, incastonata nel muro, vi è una fantomatica sella da cavallo, sormontata da una ancor piĂš straniante palla di cristallo. Elementi anche questi che si rifanno ad un immaginario filmico vasto e magico nello stesso tempo, che vagola dagli eroismi del West alle animazioni disneyane. Alla fine del percorso due contenitori, che piĂš che âcomodiniâ mi fan venire in mente mobili da ufficio, sono ripieni di altra carta che nasconde delle misteriose presenze, dei teschietti, che sembrano guardare paradossalmente lo spettatore. Teschi, rettili, coccodrilli sono delle costanti del lavoro di Paolo e simboleggiano un naturale spaventoso, la morte, qualcosa di repellente, che fa da contraltare organico alla dimensione inorganica e asettica che è lâaltra componente dellâartista. Vi sono rotte di collisione di situazioni e simboli, rimescolamenti di materiali, soprattutto situazioni che rimandano ad una narrazione fantastica.
Un mondo artificiale e innaturale ci circonda costantemente, una dimensione che accompagna la nostra vita si insinua languida e terribile nella quotidianitĂ , è lâalteritĂ di un mondo ipertecnologico e straniante, un mondo fatto di ipercose, pregne di un animismo perturbante. Paolo è in buona compagnia con artisti che trattano videogiochi, arte generativa, vita artificiale, che descrivono la nostra vita immersa nel sintetico, lui lo fa, da par suo, con installazioni, che sembrano fermi immagine taglienti e impietose, immerse in atmosfere rarefatte e sospese.
Fino al 18 aprile 2026, la galleria A plus A a Venezia ospita la mostra âAs I Shape the Object,…
Il suo nome è Robin Gunningham, poi cambiato in David Jones. Reuters ha dedicato unâampia inchiesta allâidentitĂ e al sistema…
Prestata dal Rijksmuseum di Amsterdam, Donna in blu che legge una lettera di Johannes Vermeer arriva a Palazzo Madama. Il…
Netflix ha annunciato una nuova serie dedicata a Frida Kahlo: ispirata al romanzo di Claire Berest, racconterĂ la vita dell'artista…
A Milano torna Suoni Trasfigurati: sette concerti gratuiti tra musica acustica, elettronica e nuove tecnologie, per far risuonare la costellazione…
LâAquila Capitale italiana della Cultura 2026 ospiterĂ una nuova tappa di Inside Out, il progetto globale di JR che trasforma…