Prospettive da Londra. Il monumentale effimero

di - 19 Agosto 2019

Nel discutere il lavoro di Olafur Eliasson nel mio recente articolo sulla sua mostra alla Tate Modern, descrivo le sue opere come “monumentali” e “effimere”.

Continuo a riflettere su queste particolari qualità e mi chiedo se non siano relazionate ad una nuova tendenza nella scena dell’arte vista qui a Londra come del resto anche internazionalmente, in cui la monumentalità di un’opera, monumentali, intesa tale in termini di dimensioni e di pubblico interesse, viene concepita in un modo nuovo. Il rinnovato interesse per la performance nei contesti museali, sempre più parte integrale dei programmi curatoriali qui a Londra, riflette in molti aspetti un movimento verso l’idea di arte come esperienza, piuttosto che arte come oggetto fisico (tendenza di cui parlo nel mio sguardo alla mostra immersiva Beyond The Road per la Saatchi Gallery https://www.exibart.com/giro-del-mondo/full-immersion-da-saatchi-london/ ). Mi domando se però l’urgenza del messaggio ambientale e le implicazioni economiche e sociali non stiano anche queste avendo un impatto su come pensiamo alla permanenza di un lavoro.
Fino a quando riusciremo a trovare nuovi posti per esporre o tenere in archivio opere di arte, specialmente quelle su larga scala? Se gli spazi in contesti metropolitani come Londra si fanno sempre più costosi, a che punto l’artista (non parlo di quelli super-quotati, è logico, ma delle migliaia di altri che vivono e basano il loro lavoro in città come questa) deve necessariamente considerare nuovi modi di fare arte, che non si basino sulla produzione di “stuff”, letteralmente di cose che occupano spazio e magari sono il prodotto di materiali non ecologici. Il continuo sviluppo dell’arte digitale può anche questo essere considerato in quest’ottica, dove l’opera diventa virtuale non soltanto per interesse sperimentale ma anche per necessità logistica.
L’idea delle opere d’arte contemporanea di dimensioni colossali e di carattere permanente porterà sempre più al chiedersi di cosa siano state fatte, e se si meritino la propria grandezza non più solo in termini culturali (sono importanti abbastanza da meritarsi la loro monumentalità?), ma soprattutto ambientali e pratici (quanto spazio occupano, cosa se ne farà dopo il possibile, o addirittura inevitabile smaltimento, qual è stato il loro “carbon footprint”?)
Allora, in questo contesto, ci si può immaginare che lavori artistici temporanei, basati su esperienze effimere, diventino sempre più all’ordine del giorno. L‘arte pubblica sta cambiando: esperienza più che permanenza.

Jacek Ludwig Scarso e’ Reader in Art and Performance presso la Sir John Cass School of Art, Architecture and Design, London Met

Articoli recenti

  • Fotografia

Yorgos Lanthimos cerca la libertà nelle fotografie: la mostra ad Atene

L’acclamato regista greco Yorgos Lanthimos presenterà, negli spazi di Onassis Stegi, ad Atene, una mostra dedicata alla sua ricerca fotografica,…

21 Gennaio 2026 13:56
  • Arte contemporanea

Padiglione Sudafrica: il ritiro dalla Biennale di Venezia finisce sotto indagine

Dopo il ritiro del Padiglione sudafricano, è stata aperta un’indagine interna ufficiale sull'operato del ministro della cultura, che mette in…

21 Gennaio 2026 12:38
  • Archeologia

A Fano riemerge la Basilica di Vitruvio: una scoperta storica per l’archeologia

Durante gli scavi in piazza Andrea Costa, a Fano, è stata identificata la Basilica descritta da Vitruvio nel trattato De…

21 Gennaio 2026 11:18
  • Progetti e iniziative

Capitale italiana della Cultura 2028: annunciate le dieci città finaliste

Il Ministero della Cultura ha reso note le dieci città finaliste per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028:…

21 Gennaio 2026 10:15
  • exibart.prize

exibart prize incontra Alessandro Pavone

Il mio mestiere è un incessante sbagliare e ricominciare, un disorientamento nutrito dal coraggio, dalla responsabilità e dall'autodisciplina di avventurarsi…

21 Gennaio 2026 9:12
  • Mostre

We Art Open 2026: a Venezia la nona edizione del progetto dedicato alla ricerca artistica contemporanea

Sull’isola della Giudecca, fino al 1 febbraio 2026, la mostra finale del concorso internazionale We Art Open riunisce 15 artisti…

21 Gennaio 2026 0:02