Vittorio Corsini, Riti, Cappella dei Priori, Perugia
Ha recentemente riaperto, dopo importanti lavori di restauro, la Galleria Nazionale dell’Umbria che custodisce opere per lo più pittoriche databili tra il XIII e il XX secolo e ospitata nel Palazzo dei Priori di Perugia.
Nell’ambito degli interventi di ammodernamento e riallestimento della pinacoteca è rientrata anche la Cappella dei Priori di forme quattrocentesche anche se di impianto più antico. La Cappella, che si incontra nel percorso museale, accoglie un ciclo di affreschi di Benedetto Bonfigli del 1454 che raffigura le storie di due dei quattro patroni della città, sant’Ercolano e san Ludovico da Tolosa, mentre sono andate perdute le vetrate che, sempre su disegno del Bonfigli, rappresentavano san Costanzo e san Lorenzo, gli altri due protettori di Perugia. Nell’ambiente si fronteggiano gli elaborati stalli lignei di Jacopo di Gaspare da Foligno e di Paolino di Giovanni da Ascoli, mentre su una parete tra due finestre è inquadrata una crocifissione ad affresco tardo-cinquecentesca del fiammingo Hendrick van der Broeck. L’opera fu realizzata in sostituzione della Pala dei Decemviri del Perugino che venne spostata altrove e che oggi si trova nei Musei Vaticani.
È in questo luogo carico di storia e tradizione che Vittorio Corsini ha lasciato Riti, il suo intervento permanente realizzato secondo un metodo filologico e capace d’evocare in maniera efficace la storia dell’edificio. In occasione del restauro sono state riaperte le due finestre che, nel corso del tempo, erano state tamponate e quindi Corsini, realizzando le vetrate, risarcisce lo spazio delle figure dei santi Costanzo e Lorenzo presenti dell’originario programma iconografico. Le reinterpreta in chiave contemporanea ma utilizzando l’antica tecnica a piombo. L’abbinamento dei colori, rosso e azzurro e giallo e verde, è desunto dalle tinte degli abiti che i santi indossano nella peruginesca Pala dei Decemviri.
Poiché la cappella è ancora consacrata, Vittorio Corsini ha creato anche un altare per il quale ha preso a modello le stilizzate montagne rocciose che incorniciano gli affreschi di Giotto, forme stilizzate, “vaporose”, aeree. Corsini assume questo stilema, lo realizza in legno, lo ribalta e lo pone sotto l’affresco della Crocifissione leggermente scostato dal muro, sapientemente illuminato così che si crei un’ombra che ne accentui la tridimensionalità ma al contempo ne sottolinei la leggerezza e la volatilità.
La flebile luce ne riflette la sagoma sul pannello scuro che idealmente delimita la base dell’altare: si crea così un sottile gioco di luci e ombre cui si sommano anche quelle colorate create dalle vetrate proiettate sul pavimento. Se un tempo questo luogo è stato simbolo della magnificenza del potere comunale, oggi, con la realizzazione di quest’altare funzionale alla liturgia cattolica, si carica di sacralità uno spazio laico che diventa il nuovo fulcro del Palazzo dei Priori.
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