Ci si scopre un po’ bambini, nell’osservare la magia della lavorazione del vetro, una tecnica antichissima che, nel corso del tempo, si è adattata a usi e culture diverse. Perché la meraviglia della forma è il risultato di un insieme di competenze, tra sapienza e sensibilità. Per esempio, l’utilizzo della soda, elemento chiave nel processo di vetrificazione e al centro della mostra che inaugurerà martedì, 10 settembre, presso la galleria Made In Art Gallery di Venezia, in occasione della Venice Glass Week, festival internazionale dedicato all’arte del vetro, con particolare attenzione a quello di Murano. Curata da Alice Bortolazzo, da un progetto di Cantiere Corpo Luogo, per “SODA”, gli artisti Alvise Bittente, Barbara Fragogna, Stefania Mazzola, Chiara Picardi, Eva Z. Schmitt, Eva Chiara Trevisan e Matteo Vettorello sono stati invitati a ragionare sulle peculiarità e sulle possibilità del composto chimico.
Il carbonato di sodio è infatti l’elemento che regola lo stato della pasta vitrea durante la sua lavorazione. Più soda viene aggiunta durante la fusione del vetro, più questo si allunga, tendendo a raffreddarsi lentamente e permettendo una manipolazione precisa e graduale. Al contrario, quando è presente meno soda, il composto tende a raffreddarsi rapidamente e ha quindi bisogno di più perizia nella lavorazione ma il prodotto finale risulterà più pulito e duraturo nel tempo, opacizzando meno facilmente. Ed è evidente che seguire l’una o l’altra strada rappresenti tanto una scelta di metodo quanto una presa di posizione concettuale.
«Le opere di SODA indagano equilibri sottili e precari, che si fanno a tratti effimeri e delicati, a tratti scomodi e intricati. Nell’osservarle, ci chiedono di sondare noi stessi un limite, prestando attenzione a dove mettiamo mani, piedi e sguardi. Il risultato, come in una perfetta formula alchemica, è inevitabilmente – e volutamente – sperimentale», ha spiegato Bortolazzo.
Dalle installazioni alle sculture, fino a opere interattive, i lavori in esposizione a Venezia per SODA, realizzati da artisti di generazioni ed esperienze diverse, raccontano l’approdo di indagini personali su limiti e potenzialità, a livello sia simbolico che strutturale, del tradizionale e iconico materiale per eccellenza della città lagunare.
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